di: Fabio Quattrocchi
Le tasse dovrebbero colpire il consumo delle risorse del
pianeta, non i redditi Il mondo moderno ha perso ogni
contatto con la terra. Per i consumatori delle risorse del pianeta
non c'è alcun controllo sullo sperpero; siamo così lontani dal
percepire le conseguenze delle nostre azioni che viviamo
confortabilmente nella negazione dei problemi, ignorando i profeti
che prevedono un'incombente crisi ambientale di dimensioni epocali.
Il Pianeta Terra possiede una capacità di carico straordinaria, ma
non è privo di limiti. Come dovremmo vivere quindi? E in particolare
come dovrebbero gli operatori del mercato e dell'industria trattare
e commerciare le risorse?
Come sappiamo, la tassazione
fornisce un certo grado di redistribuzione di ricchezza, sebbene il
gap tra ricchi e poveri sta aumentando. I maggiori ricavi fiscali
vengono dalla tassazione sul reddito, e in particolare sul lavoro. È
arrivato il momento per tutti i partiti politici di ripensare dalle
fondamenta questa bilancia. Dovremmo gradualmente spostare il carico
fiscale dal lavoro all'uso delle risorse. E ci sono due ragioni per
farlo. Innanzitutto, ciò eserciterebbe un incentivo a limitare il
nostro uso delle risorse, incoraggiandoci a conservare e rifornire
la fonte da cui vengono. Poi, stimolerebbe la creazione di nuovi
posti di lavoro e ci incoraggerebbe ad essere efficienti ed
innovativi nel nostro uso delle materie prime.
L'industria
odierna e il mondo del business, infatti, sembrano basarsi sulla
minimizzazione dell'uso del lavoro in rapporto alle risorse usate
(cioè meno lavoro per ogni “unità” di risorse). Noi dobbiamo
urgentemente invertire il rapporto in questo modo: minimizzazione
delle risorse usate in rapporto al lavoro (cioè meno risorse per
“unità” di lavoro).
La fiscalità è sempre stata una forma di
progettazione sociale guidata dai valori. Le differenze fiscali e i
tagli delle tasse influenzano i comportamenti. Cambiare il bilancio
della tassazione spostandolo dal lavoro alle risorse soddisfacerebbe
tutti e tre i maggiori partiti politici. I conservatori sarebbero
soddisfatti per le imprese, i Liberal Democratici per il minor
impatto ambientale, e i Laburisti lo vedrebbero come un mezzo per
condividere le merci più equamente. I cambiamenti nel regime fiscale
devono essere introdotti gradualmente, ma lo spostamento da un'area
all'altra manterrebbe il gettito fiscale totale allo stesso livello
e quindi sarebbe neutrale. Sarebbero anche necessari interventi per
assicurare che i poveri e i disoccupati abbiano accesso ai livelli
minimi di benessere.
La Joseph Rowntree Foundation (JRF) ha
appena pubblicato una ricerca sulla riduzione dell'impatto delle
tasse ambientali sulle famiglie a basso reddito. Ci sono serie
preoccupazioni sul fatto che le eco tasse potrebbero colpire
disproporzionatamente i poveri, ma la JRF sostiene che è possibile
ideare strategie per alleviare il peso. Per esempio, l'acqua
domestica potrebbe essere misurata e un primo scaglione di litri
consumati per familiare sarebbe esente da tasse. Poi gli scaglioni
superiori corrispondenti a quantità maggiori di acqua sarebbero
tassati così che coloro che usano l'acqua per lavare l'auto,
innaffiare grandi giardini, riempire piscine etc pagherebbero
l'acqua secondo l'utilizzo. Questo farebbe diminuire i consumi e
allo stesso tempo tutelerebbe le famiglie a basso reddito.
Spostare il carico fiscale dal lavoro alle risorse
significherebbe che le imprese più avvantaggiate sarebbero quelle
che distribuiscono il lavoro nel modo più creativo ed innovativo
possibile così da usare la minima quantità di materie prime nei
prodotti. Spetta agli economisti e ai politici, con il mondo
economico, decidere come condividere le risorse della terra con il
senso di responsabilità che i “ricchi” dovrebbero avere per i
“poveri”, e le generazioni presenti per quelle future.
fonte: The Guardian;
traduzione di:
Fabio
Quattrocchi
Economia: spreco incontrollato - edo.swisse.ch -
Mercoledì 13.4.2005 -
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