di: Fabio Quattroccchi
Spostare il carico fiscale dai redditi verso l'uso delle
risorse è importante al fine di raggiungere e mantenere un'economia
e una società verde. Tassare le risorse riduce la produzione di
rifiuti e di inquinamento diminuendo in tal modo il peso sul governo
per i costi sanitari, per la gestione dei rifiuti, per la
costruzione delle infrastrutture, e per i costi di bonifica
dell'inquinamento. Il mercato da solo si dirigerà verso la
conservazione delle risorse e dell'energia senza alcuna
micro-gestione governativa. I governi hanno a lungo usato fiscalità
differenziata per scoraggiare l'uso di alcool e sigarette, mentre il
cibo non lavorato e il vestiario per bambini rimangono non tassati.
I Verdi vogliono continuare questa tradizione con eco tasse
differenziate per scoraggiare una serie di prodotti e stili di vita
inquinanti. Allo stesso tempo, le tasse sarebbero eliminate dai
prodotti e dagli stili di vita verdi. I cittadini in questo modo
sarebbero capaci di evitare le tasse scegliendo i prodotti e
comportamenti a basso consumo di risorse.
Preambolo:
Esistono due tipi di economia verde: quella basata sui
sussidi e quella basata sulle regole del mercato. I Verdi sono
orientati verso la seconda dato che richiede meno spese per il
governo, meno interventi ed è più appetibile. Il libero mercato è
stato teorizzato originariamente da Adam Smith per interiorizzare
tutti i costi al fine di assicurare l'equità e l'efficienza.
Tuttavia, fattori successivi come l'inquinamento delle risorse e
l'esaurimento delle stesse non sono stati puntualmente
interiorizzati nei costi riducendo così l'efficienza del mercato. Di
conseguenza, i maggiori costi ecologici esternalizzati dal mercato
si sono riversati sui poveri, sulle future generazioni e sulle altre
specie. I Verdi vogliono modernizzare Adam Smith introducendo la
mano invisibile “verde” per far sì che i mercati soddisfino i
bisogni e le realtà moderne.
Il governo non dovrebbe
partecipare nel mercato ma solo regolarlo. Per esempio, non dovrebbe
costruire turbine eoliche, ma, piuttosto, eliminare i sussidi
nascosti ai tipi di energia sporchi e fissare i prezzi che
interiorizzino tutti i costi così che le aziende e le cooperative
risponderanno agli indicatori di mercato costruendo da sole le
turbine senza bisogno dei sussidi statali. Lo stesso vale per il
trasporto, l'agricoltura biologica, il risparmio energetico, la
pianificazione urbana etc. Quando il mercato assume i costi reali, i
sussidi governativi e i regolamenti legislativi non sono più
necessari.
I Verdi chiedono una riforma fiscale ecologica e
lo spostamento del carico fiscale dal lavoro verso il consumo delle
risorse così che le aziende che adottano processi di produzione
verdi aumenteranno i loro profitti mentre quelle che rimangono
“grigie” saranno tassate più pesantemente. Le aziende non dovrebbero
essere tassate quando assumono personale o quando fanno profitti,
piuttosto dovrebbero pagare le tasse e le tariffe quando sprecano le
risorse, usano inefficientemente i terreni e inquinano il pianeta.
Allo stesso modo i cittadini non dovrebbero essere tassati per il
fatto che trattengono il loro posto di lavoro, ma dovrebbero pagare
per la quantità di terra, energia e risorse usate. Le aziende e i
rivenditori spesso seguono la strada del minor peso fiscale e
dovrebbero avere l'opzione di risparmiare soldi scegliendo i
prodotti verdi e gli stili di vita sostenibili.
La terra e
le risorse naturali sono proprietà comuni (e appartengono anche alle
future generazioni oltre che alle altre specie). Quando la comunità
garantisce agli individui e alle aziende l'accesso alla terra e alle
risorse, creando le infrastrutture per es., la comunità dovrebbe
essere ricompensata. Il dinamismo di una comunità o società
particolare determina il valore della terra locale e delle risorse,
così agli individui e alle aziende non dovrebbe essere permesso
guadagnare spropositate quantità di profitti da queste risorse che
giustamente appartengono a quella comunità. La tassazione sul valore
delle terre e le tasse sulle risorse garantiscono che la ricchezza
creata dalla comunità vada a favore di questa, eccetto per un
profitto ragionevole alle aziende e agli individui che, attraverso
il loro lavoro e l'ingegno, hanno migliorato il terreno o usato le
risorse efficientemente. [vedere più sotto l'approfondimento sulle
tasse patrimoniali per i terreni]
PRINCIPI DI ECONOMIA VERDE
1. È meglio tassare ciò che è indesiderato piuttosto che ciò
che è desiderabile. I governi hanno a lungo usato fiscalità
differenziata per scoraggiare l'uso di alcohol e sigarette, mentre
il cibo non lavorato e il vestiario per bambini rimangono non
tassati. I Verdi vogliono continuare questa tradizione con eco tasse
differenziate per scoraggiare una serie di prodotti e stili di vita
inquinanti. Allo stesso tempo, le tasse sarebbero eliminate dai
prodotti e dagli stili di vita verdi. I cittadini dovrebbero essere
capaci di evitare le tasse scegliendo i prodotti e comportamenti a
basso consumo di risorse.
2. Le tasse dovrebbero essere
progettate per conservare le risorse e l'energia. Invece di tassare
il lavoro e i profitti, le tasse dovrebbero essere spostate sull'uso
delle risorse e il consumo di energia per premiare il risparmio. La
comunità dovrebbe trarre beneficio dall'uso di risorse comuni. Usare
le risorse è un privilegio, non un diritto, e chi le usa dovrebbe
pagare il privilegio. Le risorse devono anche essere condivise con
le future generazioni e le altre specie.
3. Le tasse
dovrebbero essere progettate per aumentare l'occupazione. Spostare
le tasse sull'uso delle risorse e sul valore dei terreni riducendole
contestualmente ai redditi renderà meno costoso assumere personale.
Le merci prodotte con metodi verdi, che tendono a usare meno risorse
e meno energia, potranno evitare le tasse. Quando i costi
dell'energia salgono, il prezzo del lavoro diventa più economico, e
i prodotti ecologici che tendono ad incoraggiare processi di
lavorazione con tassi di occupazione più alti forniranno qualità più
elevata, più lavori specializzati e meno prodotti che consumano
risorse.
4. Le tasse distributive sono preferibili a quelle
re-distributive. Se la ricchezza è distribuita più equamente sin
dall'inizio, sarà meno necessaria la redistribuzione. Eliminare le
tasse sui consumi eliminerà l'unica tassa che i poveri devono
pagare. Spostando le tasse sull'uso delle risorse e della terra, i
poveri, che generalmente guadagnano meno e usano meno risorse,
potranno evitare le tasse comprando prodotti verdi, e ciò richiederà
meno redistribuzione. Tassare il valore dei terreni e non il loro
uso, ridurrà la tassazione sugli alloggi a maggior densità
abitativa, abbassando i costi per i cittadini a basso reddito,
riducendo così ancora una volta la necessità di redistribuire.
5. Le tasse sulle risorse dovrebbero essere adottate fin
dalle prime fasi del processo di produzione. Le risorse dovrebbero
essere tassate prima di entrare nel processo di lavorazione al fine
di ridurre l'impatto ambientale di tutte le fasi del processo
stesso: dall'estrazione al prodotto finito. Aumentare le tasse
sull'uso delle risorse e dell'energia incoraggerà l'efficienza,
l'innovazione, il riuso, le riparazioni, il riciclaggio e il
recupero di materiali usati.
6. Tassare il reddito non
guadagnato è preferibile alla tassazione sul reddito guadagnato. Lo
spostamento del carico fiscale verso l'uso delle risorse e verso il
valore dei terreni generato dalle comunità distribuirà il reddito
più equamente eliminando la dipendenza dalla tassazione sul reddito
e sulle attività economiche per redistribuire la ricchezza. Tassare
la ricchezza non guadagnata (risorse, terra) anziché il reddito
guadagnato (il lavoro e i profitti) ridurrà il divario ricchi-poveri
dato che i ricchi sono sempre nella posizione migliore per
appropriarsi del reddito non guadagnato grazie alla loro abilità di
possedere beni che non consumano direttamente.
7. Lo
spostamento fiscale è neutro riguardo al gettito statale, non si
tratta quindi di un taglio fiscale. Le tasse pagate dalle aziende e
dagli individui non cambieranno nella totalità, ma le aziende e i
consumatori più verdi si vedranno ridurre le tasse. Le aziende e i
consumatori più inquinanti invece pagheranno di più. Gli studi
dimostrano che inizialmente il 50% delle aziende e dei consumatori
non saranno toccati (o saranno toccati leggermente) dallo
spostamento fiscale, circa il 25% vedrà ridursi le tasse, mentre un
altro 25% le vedrà aumentare. Questi ultimi avranno la possibilità
di risparmiare scegliendo i prodotti verdi.
8. La fiscalità
sull'uso delle risorse e sul valore delle terre generato dalla
comunità è più equa. Le tasse sull'uso delle risorse e sui terreni
sono molto più semplici da raccogliere e più difficili da evadere
rispetto alle tasse sul reddito e sui profitti d'azienda. Dato che
ci sono meno aree di tassazione che con le fonti fascali
tradizionali, uno spostamento del genere ridurrà l'economia
sommersa. La difficoltà di evadere queste tasse ridurrà il problema
dei paradisi fiscali.
9. La fiscalità ecologica aumenta la
competitività internazionale. Eliminare le tasse sul lavoro interno
ridurrà i costi del lavoro in Ontario e di conseguenza ridurrà l'out
sourcing delle aziende che cercano lavoro a basso costo in altri
paesi.
10. Paga per quello che prendi, non per quello che
fai. Le aziende non dovrebbero essere tassate per aver assunto del
personale o per aver guadagnato dei profitti, ma semmai per aver
sprecato le risorse e aver inquinato il pianeta. I cittadini non
dovrebbero essere tassati sul loro reddito o sui loro acquisti, ma
semmai per il valore del terreno che posseggono (in base
all'esistenza di servizi ed infrastrutture create dalla comunità) e
per le risorse usate nei prodotti che acquistano. L'uso delle
risorse e l'inquinamento sono privilegi non diritti, perciò le
aziende e i consumatori dovrebbero pagare per quei privilegi.
11. Tassare il valore delle terre generato dalla comunità è
un beneficio. Dato che è la comunità e non il proprietario che crea
il valore aggiunto delle terre (costruendo le infrastrutture e
fornendo servizi), la comunità dovrebbe ricevere i benefici che ha
creato. Il proprietario ha diritto ad un profitto equo ma non ad un
profitto sproporzionato che giustamente appartiene alla comunità che
ha generato la ricchezza e il valore in primo luogo. Con una tassa
sul valore delle terre (generato dalla comunità) il loro uso
specifico non sarà tassato, solo la terra in sè entro la
perimetrazione esistente sarà tassata. Questa tassa incoraggia l'uso
efficiente delle terre, riduce la speculazione, e tende a ridurre i
prezzi dei terreni e a migliorare i modelli del loro utilizzo.
[vedere più sotto l'approfondimento sulle tasse patrimoniali per i
terreni]
12. Le tasse dovrebbero incoraggiare la produzione
locale, sostenibile, e a valore aggiunto a scapito delle
importazioni. I prodotti e i servizi culturalmente unici saranno
valorizzati dalla riforma fiscale ecologica a scapito della
produzione di massa. Il prezzo di vendita dovrebbe includere i costi
reali dei prodotti, dei servizi e del trasporto, incoraggiando la
produzione locale e sostenibile.
13. Le tasse dovrebbero
eliminare i monopoli. I monopoli più importanti sono quelli sulle
risorse e sulle terre. Quando una persona o un'azienda ha il
controllo o i diritti esclusivi su grandi quantità di risorse o
terre, ottiene guadagni spropositati, il che è ingiusto. Queste
risorse e queste terre appartengono originariamente alla comunità e
se gli individui hanno accesso ad esse dovrebbero pagare un prezzo
adeguato per questo privilegio o diritto. La fiscalità sul valore
del terreno punta a garantire che la ricchezza creata dall'uso di
terra e di risorse, giustamente appartenenti alla comunità, torni a
quest'ultima.
14. Le tasse andrebbero applicate solo una
volta. Invece di tassare la stessa ricchezza ripetutamente
attraverso il reddito personale, il reddito d'impresa, le vendite,
le rivendite, gli interessi, i capital gains, il trasferimento di
proprietà, l'eredità etc, la tassazione dovrebbero riguardare il
solo uso delle risorse e la proprieta' terriere su una base
sostenuta.
MINIMIZZARE LE TASSE SUI REDDITI
Spostare
le tasse dai redditi verso l'uso delle risorse e verso il valore
delle terre generato dalla comunità è importante al fine di
raggiungere e mantenere un'economia e una società verde.
Tradizionalmente i governi tassano la parte della produzione meno
disponibile. Nella prima metà del XX secolo il lavoro era scarso e
le risorse abbondanti tanto da essere considerate infinite, quindi
era sensato per il governo tassare i redditi e non l'uso delle
risorse. Oggi, tuttavia, le risorse e i terreni sono scarsi e il
lavoro abbondante, quindi i governi dovrebbero modernizzare la
struttura fiscale spostando il carico fiscale dai redditi all'uso
delle risorse.
Le tasse sui redditi in realtà sono
regressive dato che tassano ciò che è desiderabile (il reddito) e
non ciò che è indesiderato (lo spreco di risorse). Dato che i posti
di lavoro sono desiderabili non dovremmo tassare l'occupazione. Le
tasse sul reddito sono un disincentivo all'aumento di occupazione
dato che rendono la forza lavoro costosa da assumere. I datori di
lavoro spesso evitano le tasse assumendo meno personale e scegliendo
produzioni ad alta intensità di energia, di risorse e di sostanze
chimiche. Tassare poco le risorse e i terreni manda il messaggio che
queste risorse comuni sono senza importanza e possono essere
sperperate da chiunque senza conseguenze.
Si sostiene che le
tasse sui redditi riducano l'ineguaglianza. Ciò non è sempre vero
dato che l'imprenditore semplicemente trasferisce il costo delle
deduzioni dei salari verso i consumatori attraverso il prezzo dei
suoi prodotti. La quantità di tasse sul reddito pagate è irrilevante
per i contratti sul lavoro, dato che le contrattazioni si basano
sullo stipendio netto, e non su quello lordo. Nel determinare il
valore di un dipendente, il datore calcola solo la quantità totale
basata sulla paga che viene portata a casa. I salari dei dipendenti
ad alto valore e dei dirigenti sono aumentati al livello necessario
per garantire che la paga netta raggiunga il livello desiderato.
Al contrario il divario ricchi-poveri sarà colmato più
efficacemente detassando i redditi e tassando l'uso di risorse e di
terre, dato che i cittadini più ricchi che scelgono di spendere il
loro denaro sui prodotti e gli stili di vita inquinanti saranno
tassati di più mentre coloro che hanno redditi più bassi saranno
capaci di evitare le tasse scegliendo stili di vita verdi. Inoltre,
sostituire le tasse sul reddito con tasse ambientali contribuirebbe
a conservare le risorse, risparmiare energia, incoraggiare le
produzioni a valore aggiunto e con alti tassi di intensità di lavoro
(cioè più posti di lavoro), e ridurre l'inquinamento.
MINIMIZZARE LE TASSE SULLE ATTIVITÀ ECONOMICHE
Né la
ricetta dei partiti di destra secondo cui bisogna tagliare le tasse,
né quella dei partiti di sinistra secondo cui si devono aumentare le
tasse alle aziende provocheranno una transizione verso una società
equa e sostenibile. Ridurre o aumentare le tasse sui profitti delle
aziende non ha alcun vantaggio per l'ambiente (tasse che non
incoraggiano né scoraggiano lo sviluppo sostenibile). Se l'obiettivo
dell'attività economica è avere successo ed assumere personale, non
ha senso applicare le tasse sulle attività economiche o le deduzioni
dal salario.
Spostare le tasse dai profitti e
dall'occupazione verso le risorse, le terre e l'inquinamento
accelererà la transizione ad un'economia industriale ecologica. Dato
che l'uso delle risorse e l'inquinamento sono privilegi e non
diritti, gli attori economici dovrebbero pagare per questi
privilegi. Nonostante gli imprenditori preferirebbero non inquinare
il pianeta o sperperare le risorse, l'odierna struttura fiscale dà
loro poca scelta. Essi seguono la direzione del minor carico fiscale
possibile e passeranno ad un'economia verde solo se ci saranno
incentivi fiscali adeguati che indicano le via da seguire.
La produzione ecologica significa più posti di lavoro, più
risparmio di risorse, e meno inquinamento. La riforma fiscale e uno
spostamento del carico fiscale sono neutre riguardo al gettito; il
carico fiscale totale, cioè, non cambia, ma premierebbe le aziende
che scelgono l'ecologia e scoraggerebbe quelle che rimangono
inquinanti.
ELIMINARE LE TASSE SUI CONSUMI
Le tasse
sulle vendite (come l'IVA) non aiutano a passare verso un'economia
sostenibile dato che i prodotti ecologici e socialmente utili sono
tassati allo stesso modo di quelli che inquinano. Per ridurre il
consumo di risorse, le tasse dovrebbero essere applicate all'inizio
del processo di produzione al fine di ridurre l'impatto ambientale
in tutti gli aspetti del processo. Tassare fin dall'inizio ridurrà
drasticamente il prezzo dei prodotti ecologici e aumenterà quello
dei prodotti inquinanti, influenzando positivamente il comportamento
del consumatore. Tassare fin dall'inizio del processo incoraggerà
l'efficienza energetica, l'innovazione, il riuso, le riparazioni, il
riciclaggio, e il recupero delle materie usate.
Le tasse
sulle vendite sono regressive perché scoraggiano i consumatori ad
acquistare prodotti sia ecologici che inquinanti, danneggiando
l'economia e uccidendo posti di lavoro. Queste tasse spesso sono
evase dall'economia sommersa, mentre le tasse sull'uso delle
risorse, sull'inquinamento e sulle terre sono più facili da
applicare e più difficili da evadere.
Sostituire le attuali
tasse sulle vendite con le eco tasse contribuirebbe a conservare le
risorse, risparmiare energia, incoraggiare la produzione ad alti
tassi di intensità di lavoro, ridurre l'inquinamento, e migliorare i
modelli di utilizzo dei terreni.
TASSE SULL'USO DELLE
RISORSE
Le tasse sul reddito, sui consumi, e sui profitti
non danno alcun vantaggio ambientale: l'occupazione ecologica, gli
acquisti e i profitti verdi sono tassati esattamente come gli altri.
Al contrario, le tasse sulle risorse dall'inizio del processo
produttivo incoraggiano la conservazione, l'efficienza,
l'innovazione, la produzione ad alta intensità di lavoro e quella a
valore aggiunto. La produzione sostenibile locale e quella di
piccola nicchia sono favorite perché tutti i costi del trasporto e
della produzione di massa sono interiorizzati.
Tassare le
risorse riduce la produzione di rifiuti e di inquinamento diminuendo
in tal modo il peso sul governo per i costi sanitari, per la
gestione dei rifiuti, per la costruzione delle infrastrutture, e per
i costi di bonifica dell'inquinamento. Il mercato da solo si
dirigerà verso la conservazione delle risorse e dell'energia senza
alcuna micro-gestione governativa. La tassazione sulle risorse si
incentrerà su un piccolo numero di risorse locali e alcune risorse
importate:
CEMENTO AGGREGATO: l'Ontario consuma 155 milioni
di tonnellate di cemento aggregato all'anno e lo tassa con solo 6
cent a tonnellata. Una casa di mattoni in media richiede 440
tonnellate di aggregato o 30 carichi di camion, caricando il
costruttore di una tassa totale di 26.4 dollari. Per incoraggiare il
risparmio e il riciclaggio di aggregato i Verdi aumenterebbero le
tasse fino a 10$ per tonnellata. Questo aggiungerebbe 4,400 dollari
al costo della casa e genererebbe un gettito fiscale di 1.5
miliardi.
CARBONE: l'Ontario consuma circa 20 mln di
tonnellate di carbone all'anno. Una tassa alla fonte di 50 $ per
tonnellata incoraggerebbe l'efficienza dell'estrazione, della
lavorazione e della combustione, generando 1 miliardo di gettito
fiscale.
GAS NATURALE: l'Ontario usa 25.6 mln di metri cubi
all'anno di gas naturale, che è venduto all'ingrosso a 0.24 dollari
al metro cubo. Una tassa si 0.16$ sul gas, riddoppiando il costo ai
consumatori finali, incoraggerebbe l'efficienza e il passaggio alle
alternative, generando un gettito di 4 miliardi di dollari all'anno.
PETROLIO: l'Ontario consuma più di mezzo milione di barili
di greggio al giorno. Per risparmiare petrolio e incoraggiare l'uso
delle rinnovabili, una tassa sul greggio usato in Ontario al tasso
di 20 $ al barile genererebbe un gettito di 4 miliardi di dollari.
ACQUA: I comuni tassano i consumatori a circa 0.001 dollari
al litro. Una tassa più alta incoraggerebbe il risparmio idrico
conservando l'acqua di falda e quella di superficie.
UNA
TASSA SUL VALORE DEI TERRENI
I costruttori di solito vengono
incolpati per l'orrendo sviluppo suburbano che ha caratterizzato gli
ultimi 50 anni. Ma c'è un problema ben più profondo capace di
spiegare come mai l'uso dei terreni è andato avanti in questa
maniera. I costruttori non solo ideologicamente o geneticamente
predisposti a trasformare i campi di grano in periferie e centri
commerciali. Essi sarebbero ugualmente soddisfatti a riempire i
terreni inutilizzati, ristrutturare le costruzioni nel cuore della
città, o costruire città che favoriscono i pedoni. Ma affinché
queste idee sulla pianificazione risultino attraenti ai costruttori,
devono essere accompagnate da incentivi economici appropriati.
L'attuale struttura del sistema fiscale patrimoniale manda
il segnale sbagliato. Parlando in generale, i comuni calcolano le
tasse patrimoniali basandosi sia sul valore del terreno sia su
quello delle costruzioni che si trovano su di esso. Ciò significa
che chiunque costruisce su un terreno inutilizzato in un'area urbana
già esistente oppure ristruttura un edificio paga più tasse di chi
lascia quei terreni vuoti. Questa non e' una tassa molto
intelligente.
[Ad esempio se un proprietario possiede due
terreni da 1 km2 ciascuno nell'area urbana e ne utilizza soltanto
uno ristrutturando un edificio e facendolo fruttare (per esempio con
l'affitto), per l'attuale sistema fiscale paga più tasse nel terreno
che utilizza e che contribuisce a fornire alloggi: ad es. se le
tasse sul terreno fossero di 1 euro a metro quadro, essendo i due
terreni di pari estensione il proprietario pagherebbe 1000 euro in
entrambi i casi. A ciò si aggiungerebbero le tasse patrimoniali
sugli immobili e sulle ristrutturazioni (poniamo il caso che per
quell'edificio ammontino a 500 euro): ne risulterebbe che il
proprietario in questione pagherebbe 1000 euro per il terreno
inutilizzato, e 1500 euro per quello utilizzato (che ha un'utilità
nell'ambito dell'area urbana). Se si spossasse il carico fiscale
solo sui terreni e sul loro valore detassando gli immobili e gli usi
del terreno, il proprietario pagherebbe (in un esempio ideale) 1250
euro per entrami i terreni. In tal caso il proprietario sarebbe
incentivato a pensare a due opzioni: o utilizzare il terreno finora
rimasto vuoto in modo da farlo fruttare e guadagnarci costruendoci
un edificio, e aumentando di conseguenza il numero degli alloggi
disponibili nell'area urbana; oppure vendere il terreno inutilizzato
a chi può farlo. Riguardo all'altro terreno, invece, il proprietario
sarebbe incentivato a ristrutturarlo dato che le tasse sugli
immobili sono state eliminate. In altre parole, a parità di tasse il
proprietario è incentivato ad utilizzare i terreni o a venderli a
qualcun'altro.]
L'attuale struttura fiscale alimenta la
speculazione che provoca lo sviluppo urbano selvaggio. Nelle
immediate vicinanze delle periferie delle città, gli speculatori si
appropriano dei terreni poco costosi, poi aspettano che i sobborghi
(coi loro servizi e le infrastrutture finanziate con denaro
pubblico) si avvicinino, in modo da far salire il valore del
terreno. Appena ciò accade, lo speculatore vende il terreno al
costruttore, che mette su costruzioni velocemente e a basso costo
per massimizzare i profitti rivendendo il tutto quando il valore
sale ulteriormente a causa l'arrivo di infrastrutture e servizi --
creando periferie disordinate ed inefficienti invece di comunità
vivibili. In tal modo essi guadagnano approfittando della ricchezza
creata dagli investimenti pubblici.
Al contrario, dovremmo
permettere ai meccanismi del mercato di fermare lo sviluppo
disordinato spostando il carico fiscale patrimoniale dagli edifici
verso i terreni e il loro valore aggiunto creato dalle
infrastrutture e i servizi. Se gli edifici fossero tassati di meno o
per nulla e i terreni tassati più pesantemente, costruire
disordinatamente nelle periferie costerebbe di più che costruire
all'interno della città in terreni vuoti ed inutilizzati. La mano
invisibile del mercato farebbe il resto:
- L'accessibilità e
la disponibilità delle abitazioni aumenterebbe, anche senza sussidi,
dato che i costruttori potrebbero evitare i costi alti costruendo
efficientemente in piccoli lotti;
- La qualità degli alloggi
e gli affitti aumenterebbero dato che le ristrutturazioni non
comporterebbero altre tasse e sarebbero così facilitate, di
conseguenza sarebbe più conveniente l'affitto o la rivendita a chi è
capace di far fruttare il terreno;
- La quantità di terreni
vacanti e non usati, i parcheggi e gli altri usi del terreno, che
con l'attuale sistema portano gettiti fiscali minimi, sarebbero
ridotti dato che i proprietari sarebbero incentivati a sfruttare
questi terreni senza essere penalizzati dalle tasse.
Se gli
edifici non fossero tassati e il valore del terreno tassato di più,
si incoraggerebbe l'uso efficiente ed intensivo dei terreni dato che
le tasse rimangono le stesse in entrambi i casi: sia se essi sono
lasciati inutilizzati sia se sono usati in modo produttivo
(quest'ultimo caso quindi sarebbe favorito perché a parità di tasse
esso fa fruttare guadagni). Questa riforma fiscale riduce la
quantità di terreni inutilizzati e dei parcheggi dato che diventa
più costoso stare con un terreno non sfruttato o poco sviluppato. Si
ridurrebbe la speculazione dato che aspettare finché il prezzo del
terreno aumenti sarà molto più costoso.
Ciò andrebbe a
beneficio della comunità dato che la fonte del gettito fiscale in
tal caso sarebbe il valore dei terreni creato dagli investimenti
pubblici della comunità stessa. Quando la popolazione cresce,
aumenta anche il valore dei terreni. È il livello delle
infrastrutture pubbliche, come la sicurezza, le scuole, il
mantenimento delle strade, che i proprietari dei terreni fanno
pagare quando li rivendono. Dato che questi servizi sono forniti dal
pubblico (cioè la comunità), perché ai proprietari si dovrebbe
permettere di guadagnare da quel valore creato pubblicamente? Al
contrario si dovrebbe tassare il valore dei terreni in città e usare
quel gettito per pagare i programmi del comune. Ogni dollaro del
valore aggiunto creato dalla comunità che rimane ai proprietari è un
regalo a questi ultimi, e obbliga la comunità ad alzare il gettito
fiscale proveniente dal lavoro e dalle attività economiche, il che
abbassa i salari. La tassa sarebbe differenziata in base ai tipi di
terreno e all'uso che si vuole favorire: residenziale, agricolo,
commerciale, industriale, forestale etc.
GLI EFFETTI DELLA
TASSA SUI TERRENI NELL'AGRICOLTURA
L'attuale sistema fiscale
favorisce l'agricoltura industriale dato che il terreno è reso
artificialmente poco costoso, i pesticidi sono artificialmente
economici, e il lavoro è artificialmente costoso a causa delle tasse
sui redditi e le deduzioni dalla paga. Dato che il fattore
determinante dell'agricoltura biologica è la massima quantità di
lavoro che ci si può permettere mentre quello dell'agricoltura
industriale è la quantità di terra che ci si può permettere, la eco
tassa sui terreni contribuirebbe al passaggio verso l'agricoltura
bio dato che questa ha un alto tasso di intensità di lavoro e usa la
terra più efficientemente. Inoltre si ridurrebbero i costi delle
terre agricole perché le terre sottoutilizzate sarebbero vendute
dato che sono più tassate. Gli agricoltori sarebbero incoraggiati o
a usare il terreno efficientemente o a venderlo a qualcuno che lo
farebbe. Il gettito fiscale totale dall'agricoltura rimarrebbe
invariato.
ELIMINARE LA POVERTÀ
Non c'è alcuna
ragione fiscale, oltre che morale, per continuare a far sì che i
cittadini vivano in povertà. Lasciando da parte le ragioni etiche,
quelle fiscali forniscono da sole un incentivo sufficiente per
eliminare la povertà. I cittadini poveri tendono a svuotare anziché
contribuire al gettito fiscale statale. La povertà richiede spese
straordinarie nei costi extra sull'educazione, sulla sanità, sulla
sicurezza e sulla giustizia. Ciò significa tasse perse e
produttività persa. È meno costoso quindi eliminare la povertà dalla
fonte che continuare a caricarsi i costi.
Ogni cittadino
dovrebbe avere accesso ai lavori che forniscono una paga per vivere.
Al di là delle persone disabili che non possono lavorare, nessuno
dovrebbe essere impossibilitato a trovare lavoro o contribuire alla
società in un modo adeguato ai propri talenti. Eliminare le tasse
sui redditi e le tasse sui consumi incoraggerebbe le aziende ad
adottare tecniche produttive ad alti tassi di intensità di lavoro e
a valore aggiunto, creando più posti di lavoro, e richiederebbe loro
di competere per il lavoro disponibile. Non tassare i consumi
eliminerà l'unica tassa che i poveri attualmente non possono
evitare. Tassare i terreni, ma non l'uso dei terreni, ridurrà le
tasse agli alloggi ad alta densità abitativa e così ridurra il costo
e aumenterà la quantità di alloggi senza sussidi statali.
IMPLICAZIONI INTERNAZIONALI
L'economia verde è
l'antidoto ai lati negativi della globalizzazione, favorisce la
produzione locale e sostenibile, la cultura locale e le differenze
locali. Quando le ecotasse potrebbero colpire ingiustamente la
competitività delle industrie nazionali rispetto alle industrie
simili all'estero rendendo più conveniente sostituire le ecotasse
con regolamentazioni legislative, il governo dovrebbe agire in
accordo con gli altri stati per implementare lo spostamento di tasse
dai redditi verso l'uso di risorse (tax shift).
La
tassazione nazionale sulle risorse richiederà sia una tassazione
equivalente sulle importazioni per rendere quest'ultime competitive
internamente, sia dei crediti per le esportazioni per renderle
competitive all'estero. Le modifiche alle tasse doganali limiteranno
l'impatto dello spostamento di tasse (tax shift) sui mercati di
esportazione e importazione, mantenendo l'effetto della tassa
localmente. Queste modifiche comporterebbero tasse equivalenti sulle
merci importate ed eliminerebbero le tasse ambientali sulle merci
esportate.
Con l'economia verde, il NAFTA e il WTO avranno
meno importanza dato che il prezzo aumentato dei combustibili
fossili e delle altre risorse ridurrà enormemente la quantità di
merci trasportate a lunga distanza, specialmente quelle non
lavorate. L'economia verde favorisce la produzione a basso uso di
risorse e di energia con alti livelli di lavoro. Non sarà più
conveniente spostare materie su lunghe distanze, favorendo la
produzione di nicchia usando materiali locali.
La
preoccupazione per cui questa riforma fiscale spingerebbe i
produttori e l'occupazione all'estero è invalida dato che il costo
di gran parte dei prodotti cambierà leggermente dipendendo
dall'imput di materiali, in quanto con lo spostamento di tasse (tax
shift) i costi aumentati delle materie non lavorate sono compensate
dai costi ridotti del lavoro.
VELOCITÀ DEL TAX SHIFT
Quando le tasse sono spostate lentamente, i cambiamenti
desiderati avvengono lentamente, al contrario quando sono spostate
velocemente, i benefici accadono altrettanto velocemente (dipendendo
dall'elasticità). I mercati si adeguano velocemente alle nuove
realtà fiscali. Le aziende, che ricambiano i macchinari
regolarmente, sceglieranno tecnologie più verdi alla prima occasione
per trarre vantaggio dalla nuova fiscalità. La componente lavorativa
della produzione si espanderà appena diventerà economicamente
vantaggioso produrre merci riparabili e riutilizzabili. La
conservazione di risorse e di energia sarà adottata per approfittare
dei risparmi fiscali che possono derivarne. I consumatori
cambieranno velocemente abitudini per risparmiare, cambieranno il
modo di spostarsi e gli stili di vita per bilanciare i budget
familiari alla luce delle nuove realtà fiscali.
L'Ontario
riceve i 2/3 del gettito (50 miliardi di dollari) tassando i
redditi, i consumi e le attività economiche. Spostare la fonte di
questo gettito verso le risorse e verso il valore dei terreni
causerà impatti negativi minimi sull'economia della provincia, ma
significativi cambiamenti positivi. Il tax shift è neutrale riguardo
al gettito. Metà della popolazione e delle aziende noteranno pochi
cambiamenti nel carico fiscale totale. Un quarto della popolazione e
delle aziende - quelli che scelgono l'economia verde - vedranno
riduzioni fiscali. Solo il rimanente 25% - coloro che continuano ad
inquinare - avranno tasse più alte. Ognuno avrà l'opportunità di
modificare i propri acquisti, i processi di lavorazione e le
tecnologie per ridurre il carico fiscale.
EFFETTO DEL TAX
SHIFT
Spostare le tasse come descritto sopra si è dimostrato
un esperimento riuscito quando è stato applicato. La Germania,
leader del tax shift, ha spostato il 2-3% del gettito statale dai
redditi verso le risorse. Tra il 1905 e il 1913 la provincia
dell'Alberta ha usato la tassa sul valore dei terreni che forniva
quasi tutto il gettito provinciale. Rimane da vedere quanto
spostamento fiscale è necessario per raggiungere la sostenibilità.
Forse il 50% sarà sufficiente, o il 100%. Se dopo l'adozione del tax
shift non si è raggiunta la sostenibilità, il gettito extra ricavato
dalle tasse può essere distribuito equamente come un reddito di
cittadinanza.
Di: Frank de Jong, leader dei Verdi in
Ontario
traduzione di: Fabio
Quattrocchi
Una
politica fiscale ecologica - edo.swisse.ch - Mercoledì 13.4.2005
-
Print Version from Original Document
http://www.ecplanet.com/canale/ecologia-6/ricerche-143/1/0/15885/it/ecplanet.rxdf