STRAMONIO E BELLADONNA ATTENTI A QUEI DUE.
Di Roberto Suozzi estratto da “Salute di Repubblica”
La "noce del diavolo" o "noce spinosa" è una pianta erbacea, robusta e alta (anche fino a sei metri) dai fiori bianchi e solitari e dal calice tubuloso, così belli che taluni amano averli nel loro giardino. Bella quanto si vuole, ma anche pericolosa, se adoperata impropriamente, così da meritarsi anche il nome di "erba del diavolo", lo stramonio, appartenente alla famiglia delle Solanacee, cui appartengono l'altrettanto potente e pericolosa belladonna (Atropa belladonna), ma anche i più innocui peperoncino e patata. Pianta notevolmente tossica, le cui foglie sono state adoperate soprattutto per via esterna, nelle laringiti nonché negli attacchi di asma (carte fumigatorie o sigarette), lo stramonio, erba delle streghe, qualche settimana fa ha fatto nuovamente parlare di sé.
Continuano infatti i casi di intossicazione: lo stramonio è una pianta allucinogena che può causare avvelenamenti molto gravi che possono anche condurre a morte.
Agitazione, confusione, midriasi (dilatazione della pupilla) sono i sintomi di quella che viene chiamata sindrome anticolinergica. Tutta la pianta è tossica, foglie e semi compresi, particolarmente pericolosi sono i decotti che possono condurre anche a morte. La Datura stramonium contiene sostanze, chiamate alcaloidi, di cui la più importante, oltre alla josciamina e alla scopolamina, è l'atropina (contenuta nella belladonna) alla quale si imputa la maggior parte della sintomatologia.
Pianta usata, in diverse preparazioni da diverse culture nei riti magico-religiosi, e adoperata da diversi "curanderos" come anestetico locale e come antidolorifico nei piccoli interventi chirurgici, lo stramonio (i suoi alcaloidi) è stato adoperato, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, come "siero della verità". Droga psicoattiva, lo stramonio che per la natura dei suoi componenti è adoperata alcune volte per "tagliare" altre droghe, può dare in caso di avvelenamento danni irreversibili, fisici e psichici. Dalle foglie di alcune varietà si ottiene la scopolamina, efficace in preparazioni esterne contro il mal d'auto e altre cinetosi.
In caso di avvelenamento: urgenza medica primaria. Campana (nel diciannovesimo secolo) scriveva: "Tutta la pianta ha un fetido odore. I semi sono preferiti in medicina; ma si manifestano pericolosi. Hanno virtù controstimolante, narcotica, velenosa. L'estratto fu proposto nella mania, e melanconia, nelle affezioni convulsive, alla stessa dose. La radice secca, e fumata come il tabacco, viene proposta nell'asma convulsiva".
Avvelenamento, i sintomi.
"SECCO come un osso, cieco come un pipistrello, caldo come una lepre, rosso come una barbabietola, matto come una gallina". Simili le sintomatologie dell'avvelenamento da belladonna e da stramonio. Caldo per l'aumento della temperatura, cieco per la dilatazione della pupilla, rosso per la congestione del viso, secco per il blocco delle secrezioni salivari, lacrimali, sudoripare, nasali e bronchiali, matto per l'eccitazione psicomotoria e le allucinazioni.
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