PARCO NATURALE REGIONALE DEI MONTI PICENTINI
IL MONTE ACELLICA o ACCELLICA (Testo e Foto di Francesco Raffaele)
INTRODUZIONE
Per gli amanti del "trekking", cioè del camminare su un territorio conoscendone gli aspetti naturali e culturali, la nostra Campania Felix è una regione dalle svariate possibilità. C'è davvero un'abbondanza di luoghi differenti dove poter passare una domenica spensierata con gli amici godendo, dopo una bella scarpinata, di panorami mozzafiato e semmai dei prodotti tipici che, non di rado, a chili escono magicamente dagli zaini al momento giusto (l'appaciquaramento per noi Lerka).
Tra le moltissime opzioni, anch'io ho qualche preferenza: certo per la quantità, la qualità e l'eterogeneità dei posti visitabili, dei sentieri percorribili e degli ecosistemi naturali, il Cilento e la Costiera Amalfitana, quasi micro-regioni a sè stanti, sono veri e propri tesori; e anche il Matese presenta numerose perle più o meno nascoste e accessibili. Ma per chi ama i fittissimi boschi e le cime quasi alpine, oltre agli Alburni, c'e' un altro luogo dove ci si può inoltrare alla ricerca di sicure e forti emozioni.
I Monti Picentini [1], ovvero la verde Irpinia compresa tra la valle del Sele a Est, il tratto di A3 Contursi - Salerno a sud, la Salerno - Avellino a Ovest e l'Ofantina a nord. In tutto più di 1000 Kmq che ricadono in 19 comuni della provincia di Avellino e 12 di quella di Salerno. Il Massiccio dei Monti Picentini si divide in 5 sottogruppi, 3 occidentali e 2 orientali, separati dalle valli del Tusciano e del Calore che solcano l'asse N-S da Cassano I.-Montella-Bagnoli Irpino ad Acerno-Olevano sul Tusciano. Il sottogruppo NE, quello del Cervialto [1A], si sviluppa attorno al Piano Laceno, è limitato a E salla valle del Sele e a S dal Piano del Gaudo, che lo separa dal sottogruppo SE, quello del Polveracchio [1B]. A occidente, il sottogruppo dell'Accellica [1C] è praticamente il cuore (o forse più propriamente il "ventre") dell'intero gruppo dei Picentini, separato a W (al Varco del Pistone) dal sottogruppo dei Mt. Mai [1D] e a N (alta V. del Sabato) dal sottogruppo del Terminio [1E].
[Per maggiori dettagli sui sottogruppi, vedi anche L. Ferranti, 2010, p. 212-267].
Il Parco Regionale dei Monti Picentini (62200 ettari) fu istituito nel 1993 dopo indicibili scontri e discordie [2]. Già nel 1988 era nata l'Oasi del Monte Polveracchio [3] e il 17 Novembre 1997 è stata istituita l'Oasi (WWF) del Monte Accellica (codice IT8040009, inizialmente 600 ettari ovvero 6 Kmq, poi ampliata a 3100 ettari).
Dal punto di vista geologico e geomorfologico "il massiccio dei Monti Picentini è
suddiviso in due compartimenti strutturali da un lineamento tettonico orientato NW-SE lungo circa 25
km che collega l’alta Valle dell’ Irno con quella del fiume Sele. [...] La parte meridionale dei Picentini (Gruppi dei Mai, dell’Accellica e del Polveracchio),
strutturalmente più elevata, si presenta dominata dalla parte bassa della successione carbonatica
mesozoica (Trias e Giura) che ha natura prevalentemente dolomitica e calcareo-dolomitica. I Picentini
settentrionali (Gruppi del Terminio e del Cervialto) sono invece essenzialmente calcarei, perché vi
affiora la parte alto-giurassica e cretacica della successione. A questa differenziazione litologica
corrispondono anche delle differenze del paesaggio, con i Picentini meridionali molto più dissezionati
dall’erosione lineare e più ricchi di formazioni piclastiche, ed i Picentini settentrionali, che hanno
risposto soprattutto ai processi areali ed al carsismo, con una fisiografia che riflette ancora in modo
leggibile lo stile “scatolare” conferitogli dalla tettonica a blocchi" [C. Vitale, 2005, p. 48].
Il gruppo montuoso non presenta elevazioni notevoli: 27 cime* sopra i 1500m (censite da V. Bozza, in "Varco del Paradiso" 2010/1, p. 5): 6 fanno parte del sottogruppo del Cervialto (che conta la cima più alta dei Picentini, 1809m), 9 del Polveracchio, 3 dell'Accellica (Cima principale, Nord: 1660m; il Ninno: 1539m; cima Sud/Pettinessa: 1606m), 6 dei Mai e 3 del Terminio [* alle principali si aggiungono le "cime secondarie", da considerar tali solo laddove siano separate (tra di loro o dalla vetta) da una sella di almeno -30m, come da norma UIAA 1994].
Partendo da NO in senso antiorario, meritano sicuramente di essere visitati il Terminio (1806m, forse il più caratteristico dal punto di vista orografico assieme all'Accellica), Pizzo S. Michele (1567m), il Mt. Mai (1607m, con il suo aereo intaglio che lo separa dal Mt. Faiostello), l' Accellica (1660m, con le bellissime creste che convergono nel Varco del paradiso), il monte Polveracchio (1790m, che ha la dorsale più lunga e imponente), il Cervialto (1809m, presso una grande dolina), mentre il Raiamagra (1667m, che si affaccia sull'altopiano di Piano Laceno e offre notevoli colpi d'occhio, ad es. sulla Savina-Accellica) é la vetta più turistica e "inflazionata", raggiungibile -purtroppo- con seggiovia dal versante est, che è quindi deturpato [3A].
Ma sono molte di più le montagne interessanti e meno note, oltre ai boschi, i corsi d'acqua, le grotte [4] e le verdi piane che rendono quest'area, in gran parte ancora selvaggia, un vero paradiso per l'escursionista. Ogni posto ha un carattere distintivo e regala sensazioni differenti: è quasi come se il silenzio delle vette aiuti a compiere ogni volta un piccolo viaggio spirituale che non è solo di gambe e muscoli, ma anche di energie mentali, volontà, passione, cuore... e poi ricordi.
L'ACCELLICA, DALL'ALTO
Di certo la cima dell'Accellica non è tra le più frequentate dei Picentini: meglio così! Le altre vette del gruppo montuoso (ad esclusione del Mai) sono relativamente più facili da raggiungere, avendo almeno un sentiero più breve ed agevole che ne consente l'ascesa. Ma l'Acellica no. Lei è solo per una ristretta élite di appassionati ben allenati. Eppure la quarta cima dei Picentini è alta solo 1660m...
Come vedremo ci sono diverse possibilità per affrontare la risalita, ma nessuna che sia anche lontanamente 'turistica', come suol dirsi in gergo escursionistico, o "tranquilla" come dice un nostro caro amico.
Eppure di tranquillità nel profondo dei boschi e sulla vertiginosa cresta ce n'è tanta, e il silenzio è rotto solo dal continuo scrosciare delle acque dei torrenti che scorrono nelle buie e umide faggete sotto le pendici, dal sibilo del vento che accarezza le rocce sommitali, un soffio che talvolta trasporta lontano gli acuti richiami dei rapaci.
Acellica è un microcosmo tutto da scoprire, con l'infinità di luoghi e creature da sogno che si celano tra i suoi boschi.
Come fosse un'enorme vacca sacra distesa, dai cui capezzoli ("ninni") scende il latte che dà la vita, la montagna è solcata da innumerevoli canaloni da cui sgorgano le acque che confluiscono nel Calore, nel Sabato e nel Picentino, i tre fiumi principali le cui sorgenti sono giusto ai piedi dell'Accellica e le cui acque arrivano in centinaia di migliaia di case.[5]
Il nome della montagna, più anticamente e ancora oggi dialettalmente 'A Celeca, 'A Celica, Celica o Acellica (Accellica sulle IGM) dovrebbe significare "Luogo degli Dei", e l'etimologia sarebbe da collegare al sostantivo "cielo".[6]
La vista del Varco del Paradiso seminascosto tra le nuvole, evoca effettivamente visioni oniriche, luoghi magici, incantati.
Questo nuovo toponimo (non indicato sulle vecchie IGM) indica il pauroso baratro che separa i due tronconi principali della montagna, al cui centro svetta il Ninno o Nenne ('poppante' opp. 'capezzolo'), un'appuntita guglia piramidale che dà all'Acellica una forma riconoscibilissima e un'aria imperiosa, quasi minacciosa.[7]
Si diceva prima delle emozioni che questo gigante può donare: chi ama le montagne sentirà la voce di questa vecchia signora, quasi una enorme janara, capace di stregare con le sue magie ed i mille travestimenti che la fanno apparire come una giovane ammaliante, seducente e all'apparenza "facile".
Ma in realtà conquistarla non è cosa da poco: però a chi sa vedere e ascoltare i segnali che la natura ci manda, la giornata in compagnia di questa meraviglia resta dentro per tutta la vita. E le energie che si consumano, i dubbi e le paure che possono nascere, il sudore che scorre copioso e le eventuali vesciche sotto i piedi, quelle si dimenticano subito, mentre resteranno delle sensazioni d'indescrivibile soddisfazione, di piacere allo stato più puro e atavico, per quest'intima comunione con la Terra Madre, per l'immane entusiasmo che la montagna e gli smisurati boschi che la circondano possono suscitare. Per essere riusciti a restare un pò sulla groppa del gigante selvatico ed averlo in un certo senso 'domato'.
Ci sono tanti posti dove ci si può dimenticare d'ogni cosa e provare felicità... Ma poi si ritorna alla vita di tutti i giorni... Dopo essere stati sull'Accellica, invece, ti porti sempre dietro qualcosa di lei, sia essa terra, energia, ricordi, pensieri, parole, panorami, odori, suoni, foto, a seconda della sensibilità personale e degli interessi di ognuno. E per tutto l'anno pensi a quando la rivedrai, quasi come fosse una fidanzata da cui ci si è dovuti forzatamente separare. Anche le canzoni e poesie che si trovano sul web (cf. CAI di Salerno), le descrizioni di F.P. Ferrara, o di C. Palatucci e ancor prima quelle di G. Fortunato [8], testimoniano l'attrazione, il fascino e il rispetto per la più amata cima dei Picentini.
Zio Bacco - lo stesso amico già citato sopra- capace qualche anno fa di presentare come "tranquilla" un'escursione sull'Accellica, ha però più recentemente dichiarato ad un'altra persona: "se vai ngoppa' a'Celeca, t' passa tutto...". E io aggiungerei: "Amen".
L'ACELLICA, DA PIU' VICINO
L'Accellica è costituita da una dorsale principale (N) che si sviluppa da O (sopra il Colle Finestra e il bosco dei Ninni dell'Accellica) verso E, raggiungendo la cima (1660m) prima di scendere per più di 100m al Varco del Paradiso (1527m), al centro del quale s'innalza il Ninno (vedi sopra e nota 7), oltre il quale parte, perpendicolarmente, la dorsale meridionale sulla quale, dopo poche decine di metri, c'è la cima meridionale (Raione IGM, 1606m) che scende dritta a S (Accellica dei Piani) per la lunga cresta che termina a S, oltre il Valico di Acquafredda, con la panoramica gobba del Timpone (trigonom., 1444m) che scende verso il Varco della Noce (lo spartiacque tra la zona giffonese e quella acernese, oltre il quale si innalzano le cime minori del mt. Circhio, Telegrafo e Raia)
Ecco perchè sui parla talvolta di "Accelliche": le dorsali principali sono due, e s'incontrano in corrispondenza del Ninno nel Varco (o Forcella) del Paradiso.
Un'altra massicciata del gruppo, un pò meno imponente, è la Savina, che sale da NE verso SO fino alla cima Sud, elevandosi da meno di mezzo Km a O delle Croci di Acerno in dir. SO, con diverse gobbe, prima dello "Spaccaturo" che precede il tratto finale ("Pettenessa") attrezzato con cavi in acciaio che consentono la risalita fino al "Raione" (Accellica Sud) . Dalla Savina si gode uno spettacolare panorama sull'antistante Ninno / Varco del Paradiso.
La zona SO dell'Accellica è anch'essa biforcuta, poichè vi si incontrano sue dorsali, l'una proveniente da O-NO sopra il Varco del Pistone e l'altra da S (Serra colle del Ferro).
Il versante nord della montagna ha una pendenza media minore di quello sud; le sue zone più ripide e incassate sono il Vallone della Neve (dai 1200m in su ma anche in basso ha tratti rocciosi, angusti e di difficile risalita/uscita), gli altri due valloni senza nome su IGM che scendono dalla cima N (Vallone dei Briganti, immediatam. a E di Colla Finestra, che si dirama dai Ninni dell'Accellica IGM, e Vallone dei Catozzi, o dei Carbonai, quello tra il primo e il Vallone della Neve) e quello sotto il Nenne e la Savina [Rajo o Vallone de' Ferrere, che ha una grossa biforcazione alta (c. 950m) in dir. ovest, nota come Vallone Zachela; il troncone del Vallone delle Ferr(i)ere che risale fin sotto al Ninno è detto anche Vallone del Ninno nel tratto più alto; ringrazio ancora la mia fonte, Peppe Capone, per tutti i nomi dei valloni non riportati su IGM; cf. anche nota 15].
I boschi di faggio (con qualche tasso) ricoprono quasi tutte le pareti, eccetto quelle rocciose dei citati baratri.
Sul fronte meridionale, vi sono molte più pareti quasi verticali (Vallone Vene Rosse, Butto del Laurenziello, Butto della Neve) ma anch'esse verdi per l'erba e gli alberi che, isolati o a macchie, ricoprono anche i burroni più strapiombanti (v. nota 14).
Sul versante E, nel tratto più basso del sentiero CAI 5 che conduce al Calancone - Bosco dei Pellegrini, vi sono purtroppo alcune zone disboscate per il taglio forse sconsiderato (e purtroppo non illegale) della legna.
La montagna ed il suo ricchissimo bosco accoglie una grandissima quantità di specie vegetali ed animali, talune diventate da tempo molto rare nel nostro paese.
Flora
Fra la vegetazione, oltre ai vastissimi boschi di castagni e faggi, troviamo lecci, tassi, tigli, roverelle, ontani, olmi, aceri, carpini, agrifogli, qualche betulla, e ancora spilloni del Cilento, creste di gallo di Wittstein, verbaschi, stelline, ginestre, erbe officinali, festuche di Calabria, orchidee selvatiche, felci e la rara Aquilegia del Beato Marcellino di Champagnat.
Fauna
- Anfibi: due specie di tritoni, due di salamandre (pezzata/S. salamandra e dagli occhiali, salamandrina terdigitata), la raganella (hyla italica), la rana italica e la rana dalmatina, il rospo, il rospo smeraldino e l'ululone dal ventre giallo (bombina variegata).
- Rettili: lucertola campestre e muraiola, ramarro, orbettino, luscengola (chalcides chalcides, uno scinco serpentiforme), biacco, cervone, saettone e colubro liscio (coronella austriaca). Vipera aspis (esemplare da me catturato, fotografato e rilasciato salendo dai Piani di Giffoni all'Accellica Sud, 18/9/11).
- Uccelli: merlo, tordo sassello, tordo bottaccio, tordela, corvo imperiale, picchio nero, picchio rosso mezzano, averla piccola, calandro, tottavilla, allodola, starna, colombaccio, poiana, nibbio reale, gheppio, falco pellegrino, lanario, il raro gufo reale e la rarissima aquila reale (ancora nidificante sulle pareti della montagna, sebbene in pochi esemplari a causa dei decenni di bracconaggio)[9].
- Mammiferi: cinghiale, maiale cinghialato, lupo, volpe, tasso, martora, gatto selvatico, 6-7 specie di chirotteri (pipistrelli)[10].
Sono inoltre presenti altri mustelidi, alcuni roditori, insettivori, invertebrati, crostacei d'acqua dolce e numerose specie di insetti (tra cui la rarissima Rosalia alpina), lepidotteri (molte specie di farfalle e falene), coleotteri, aracnidi e, tra i chilopodi, la velenosa scolopendra.
DINT' 'A CELICA: I SENTIERI (vedi Mappa)
Si diceva delle svariate opportunità per chi vuole fare trekking sull'Accellica o nei dintorni.
Tra gli itinerari più belli c'è sicuramente il sentiero CAI 104 (ex n. 4): inizia dal Km 38 della SS164 Montella - Acerno, dopo una discesella a destra (per chi viene da Montella/Varo della Spina) con sbarra e guadando il torrente alla Jonta (ovvero più propriamente Varo d'o Cierro, G. Capone inf. pers.): si passa nei boschi di castagno sotto ai Cocuzzi (IGM) e dopo una radura, si lasciano a sin. prima il torr. "i Piscioli" (che scende da loc. il Tesoro, IGM) e poi la Savinella che scende dall'omonima prominenza (IGM) situata a N della Savina, fino a C. Palatucci (Patalucci erroneam. su IGM); poco oltre, presso i ruderi quasi interamente coperti dalla vegetazione del Pocino Marinari (Masseria Marinari su IGM, un'antica struttura per la lavorazione delle castagne, di proprietà del padre del compianto Bruno Marinari), s'incontra l'edificio dell'acquedotto Alto Calore e si prosegue sulla mulattiera che oltrepassa il torrente che scende dal Vallone della Neve, proseguendo a destra dopo il corso d'acqua e riportandosi in vista del ramo principale del Calore tenendosi sulla riva idr. destra (S) del torrente principale, qui detto Saucito (come tracciato sulla nuova Carta dei Sentieri CAI dei Picentini, 2009; la vecchia carta SELCA, 1997, pur descrivendo esattamente l'itinerario nelle note, a p. 15, lo tracciava erroneamente su carta in corrispondenza della mulattiera che segue l'altro versante, quello N, ovvero la sinistra idrogr.). Si sale quindi oltrepassando il Vall. dei Catozzi (senza nome su IGM, inf. G. Capone) dopo il quale si scende al corso d'acqua fino ad una radura (proseguendo lungo il torrente si raggiungono le cascatelle dei "Fontanielli") dove si passa il fiume altre 2 volte (seguire i segni bianco-rossi), quindi alla confluenza con i rami del Vall. dei Briganti dopo cui si ragginge la parte alta e secca della testata di Saucito, ovvero il Varco della Colla Finestra [11]. Da destra (N) arrivano i sentieri dal Terminio per Barrizzulo (e Serra d. Lacerone / Caprio), di fronte, presso un masso nella piccola radura ove è segnato il nome del Valico, si scende a W verso l'Alto Corso del Sabato e Sentiero Italia. Da Colla Finestra bisogna piegare decisamente a sinistra (Sud) verso la montagna (ignorando l'evidente sentiero che poco oltre si dirige a E, sin.). Dopo una breve ascensione si raggiungono alcuni punti panoramici sulla des. (vista sulla Valle del Sabato e il gruppo dei Mt. Mai) e quindi più sopra in 1h la parte W della cresta (a tratti angusta) che va risalita (alcuni passaggi facili su roccia nel tratto iniziale -W- della cresta) e poi percorsa più facilmente verso E (anticima NW, q. 1652 IGM) e poi ESE (a tratti nel bosco, sul lato N) fino alla cima trigonometrica circondata da faggi (1660m, che generalm. si oltrepassa anch'essa leggermente a N tenendosi nel bosco) oltre la quale il filo di cresta prosegue sempre a ESE oltrepassando una selletta per poi per raggiungere la più panoramica e scoperta anticima finale, la NE a q. 1658m (non quotata su IGM; roccia con lo stemma del CAI e l'indicaz. della quota -erroneam. 1660m- dipinta, quindi in cima un tempo vi era un paletto in legno, poi la statua di S. Pietro -2009- sostituita -2010- da una croce metallica)*. Da questo punto la cresta prende più accentuata pendenza inizialmente sempre in dir. ESE; i bolli biancorossi del CAI indicano l'inizio della Traversata verso il Varco del Paradiso che si fa per ferrata tenendo alla sinistra dei pinnacoli rocciosi, scendendo in un pratino in pendenza e deviando ora decisamente in dir. S tenendosi sull'interno/ versante W su vari passaggi assicurati da cavi d'acciaio (vedi nota 18).
(*) [NB: Sulla vecchia carta SELCA dei Picentini, 1997, l'anticima NE (q. 1658), è quotata e posizionata esattamente; è invece erroneamente posizionata la cima principale, quota 1660m slm, posta in luogo della q. 1652 IGM (che in realtà rappresenta l'anticima NW)].
Il Varco Colla Finestra può anche essere raggiunto da almeno altri due sentieri CAI provenienti (da NO e N) dalla zona dei pianori del Terminio [12]. Inoltre è possibile arrivarci da NE attraverso un paio di belle ma già di per sè faticose varianti: il Vallone Scorzella e il mt. Serralonga [13]. Da ovest ci si giunge risalendo l'Alta Valle del Sabato da Casa Rocchi sotto Serra Capannulo, Sgaiuola e Varco C. Finestra (meno di 3 Km, disl. quasi 300m, non segnato) o, partendo da loc. Pianella IGM al bivio sopra Casa Masucci, per i sentieri CAI 3D, 11B (111), 11 (S.I.).
L'Accellica dei Piani (cima S, 1606m) si raggiunge dalle Croci di Acerno (CAI 5 - 3 - 3bis - 3 = CAI 105-103) o da Acerno (dove parte anche il S.I.). Nel Bosco dei Pellegrini, poco più giù della Sorgente Acqua Fredda, si incrociano il sentiero CAI 105, il CAI 103 (quello di Giustino Fortunato, nonché S.I.) e il 6 (106) che sale da E di Gauro al Varco della Noce. Si procede quindi, non senza difficoltà (e in alcuni periodi in un canalone si sale nuotando letteralmente in un mare di felci e qualche rovo), giungendo quindi sul promontorio meridionale dell'Accellica (Timpone) da dove si procede in direz. N fino alle piu' comode groppe della dorsale che conduce alla cima trigonometrica o Sud (Raione IGM, 1606m). Poco oltre verso N si scende al già menzionato Varco del Paradiso.
Anche la zona a S dell'Accellica è costellata di sentieri che ne percorrono i boschi (Piani di Giffoni) provenendo da Ovest, da Casa Rocchi (ex CAI 3c, ora 106, S.I.: Varco del Pistone - Sorgenti del Picentino), da Vassi (frazione di Giffoni VP, CAI 3b = 106A/106, S.I., lungo l'alto corso del fiume Picentino) e diretti verso Trellicina, alla spettacolare Grotta dello Scalandrone [14] e al remoto Butto della Neve (CAI 106B) [15]. Le sorgenti del Nocelleto, Infrattata e Picentino sono luoghi ricchissimi di acqua (numerose cascatelle) e quindi di vegetazione: nei tratti più fitti e bui ricordano le foreste tropicali del sud America o del sud-est asiatico.
Tra le direttrici che portano alla cima Nord dai Piani di Giffoni, c'e' anche l'ascesa dell'aspro Vallone Butto del Laurenziello: il sentiero dovrebbe cominciare sopra Capo di Fiume (a quota IGM 638m) e passare per la Rasola di Mauriello (o Morriello o Rasula delle Murelle) fino alla cima. Non l'ho ancora affrontato, non credo sia segnato, di certo è faticoso (da quando si lascia il sentiero CAI 3C sono +1000m di disliv.) e S. Giannattasio ha scritto una nota su quest'ascesa nel libro di vetta CAI dell'Accellica. [Vedi anche L. Ferranti, 2010].
Altre due escursioni (sentieri non segnati) sicuramente spettacolari sono le risalite (da Nord) del Vallone della Neve (lasciando il sentiero CAI 104 a sin. poco dopo Masseria Marinari; v. nota 15 e Link: Palatucci su Montellanet) e della Savina (vedi sotto) che, come detto, conduce proprio di fronte al Varco del Paradiso.
La Savina [16] è stata attrezzata dal CAI di Salerno (2006-07) con cavi d'acciaio per la risalita dei tratti più difficili in direzione del "Raione" (ringrazio Sandro Giannattasio -incontrato l' 8 luglio presso il Ninno- per l'informazione). Da quì passa anche il "Sentiero del Paradiso", che attraversa in circa 9 ore (CAI 190, EEA) tutta la dorsale principale, il Varco del Paradiso e la parte nord dell'Accellica Sud (vedi sotto e nota 18).
In assenza di segnali non è sempre facile orientarsi, ed i montellesi ben sanno che ogni anno la forestale, i carabinieri ed i volontari del soccorso montano sono costretti ad intervenire per cercare persone disperse in queste zone; e talvolta purtroppo sono capitate disgrazie anche più gravi.
[Per ulteriori dettagli, foto, mappa e descrizione di due possibili risalite alla Savina, vedere la nota 16].
Le due dorsali principali dell'Accellica si sviluppano per più di 4 Km in totale. Lungo quella "Sud" vi è un solo breve tratto in cui è necessario l'uso delle mani, mentre per il resto si cammina sul panoramico crinale tra selle e gobbe piuttosto ampie.
La cresta nord presenta un tratto di buona pendenza poco dopo l'uscita dal bosco dei Ninni, e più ad est dei restringimenti del sentiero o punti in cui si rientra a N (sinistra) nel bosco. Bisogna fare attenzione (spec. con neve quando possono diventare indispensabili i ramponi) nel tratto poco dopo l'innesto sulla cresta a Ovest, nelle strettoie precedenti la cima e, dopo la cima, nella discesa verso il Ninno, nei pressi di un pinnacolo verticale. La roccia è assai franosa e blocchi, anche grossi, possono essere instabili e sbriciolarsi sotto i piedi o cedere rovinando in basso appena ci si appiglia.
Dal 2006, in occasione del ventennale dell'inaugurazione della sede del CAI di Salerno, su ognuna delle due cime (e su altre vette picentine: vedi le foto/scansioni delle pagine sul sito del CAI di Salerno) è custodito un "libro di vetta", dove gli escursionisti possono apporre la propria firma, le impressioni, dettagli sul tempo, sul percorso effettuato o altre annotazioni.
Meritano infine una menzione i due grandi sentieri che, in sola andata, attraversano l'intera montagna su cresta [EEA].
Sono sicuramente tra i sentieri più difficili e lunghi fra quelli possibili sui Picentini [17]. Per evitare di perdere troppo tempo con le auto, conviene lasciarne alcune al KM 38 della SS164 (per partire sul CAI 4) e portarne altre - in vista del ritorno- alle Croci di Acerno (meno di 4 Km oltre, in direz. S / Acerno) dove si arriverà scendendo per i sentieri CAI 103 - 105.
[L'altra traversata, il "Sentiero del Paradiso", sempre diff. EEA, parte da Casa Rocchi, percorre tutta la dorsale occidentale, le due cime e scende alle Croci di Acerno attraverso La Savina: vedi nota 18 e nota 16].
Bisogna considerare che l'intera traversata delle Accelliche, anche compiuta da escursionisti esperti, può durare più di 9h, ivi inclusa una breve pausa in cima. Inoltre si deve tenere conto del fatto che, al Varco del Paradiso, si giunge sempre avendo accumulato già un bel pò di stanchezza, quindi non al massimo della lucidità e delle facoltà fisiche; questo passaggio è abbastanza pericoloso per la pendenza dei tratti su erba e la friabilità delle rocce (anche se è considerato appena di "Grado I-II" nella scala delle difficoltà alpinistiche (F), è comunque un'arrampicata, ergo non per tutti) [18]. Quindi in mancanza di attrezzature ed esperienza adeguate, si consiglia di spingersi al massimo di fronte al Ninno, ed ammirarlo senza tentarne la traversata: i ninnilli so' sempre capricciosi, è meglio lasciarli dormire... E in fondo ci si può benissimo accontentare di contemplare il bellissimo panorama che si gode dalla montagna, riconoscendo le maggiori cime dei Picentini, gli Alburni, il mare, i monti Lattari, e seguendo con lo sguardo, a perdita d'occhio, la fittissima coltre di boschi che avvolge come un verde mantello la bellissima Irpinia meridionale.
ADDENDA
(9 Novembre 2007):
E' da un pò di tempo che penso ad un possibile "Circuito dell'Accellica".
Un vero e proprio "periplo" nel mare verde dei boschi che circondano la montagna per c. 18 Km in totale.
Si partirebbe dalle Croci di Acerno (lasciando però qualche auto 3,5Km più a nord, al Km 38 della SS164), per poi attraversare il Bosco dei Pellegrini, la sorgente Acqua Fredda, svalicare oltre la parte meridionale della Dorsale Sud (a quota 1411m, CAI 103-103A) per dirigersi verso la parte N dei Piani di Giffoni (dove ci si immette sul menzionato Sentiero Italia che va da Acerno a Casa Rocchi, CAI 106), passando per la Grotta dello Scalandrone, Capo di Fiume, e poi, oltre Serra Colle del Ferro, sopra le sorgenti di Infrattata e Nocelleto e il Varco del Pistone. Da quì, svalicando poco sotto gli 850m, si lascia il sentiero CAI per scendere (N) verso il fiume e poi piegare decisamente ad Est (NE, ma vedi nota 19) per risalire il tratto iniziale dell'Alta Valle del Sabato fino al Varco Colla Finestra. Ci si immette infine sul sentiero CAI 104 che discende lungo l'Alta Valle del fiume Calore, fino alla Masseria Marinari, Casa Palatucci (Patalucci erroneam. sulle IGM) e la SS 164 al Km 38. Chissà... [19]
(29 Novembre 2010):
E' uscito da un paio di mesi (sett. 2010) "Appennino Meridionale. Campania - Basilicata - Calabria", ultimo nato della serie "Guida dei Monti d'Italia" (Club Alpino Italiano e Touring Club Italiano): il volume era in preparazione già da diversi anni. La collana è ormai storica (pubblicata sin dagli anni '30) e quest'ultima opera, curata da Luigi Ferranti (geologo nonchè scalatore del CAI di Napoli) va ad annoverarsi tra i tomi più interessanti e meglio realizzati degli ultimi tempi (regge alla grande p.e. il confronto con "Appennino Centrale" di Carlo Landi Vittorj (nella riedizione dell'89 aggiornata dal figlio Rodolfo). Ecco la mia recensione del bel libro di L. Ferranti, un'altra "bibbia" per gli escursionisti Italiani, e -finalmente- il vademecum definitivo per le ascensioni ai monti del sud (almeno tra le guide onnicomprensive).
Il Capitolo VII, dedicato ai Monti Picentini (pag. 212-267, suddivise tra i 5 sottogruppi del massiccio) è stato scritto con la collaborazione di "luminari della montagna" come Giancarlo Nebbia, Sandro Giannattasio, Francescopaolo Ferrara e Valerio Bozza.
LE MIE RISALITE PIU' RECENTI:
(Per quelle del 2004-2006 vedi sotto) [20]
- Il sentiero seguito domenica 8 Luglio 2007 è forse tra i più agevoli tra quelli che raggiungono il Varco Colla Finestra. Dal grande tornante della SS574 Serino - Terminio (km 16,5) parte il sentiero CAI 11b (vedi Nota 12) che raggiunge il CAI 4 in c. 1h 1/2. Fino alla cima dell'Accellica si impiegano altre 3h circa. Difficoltà EE.
- Domenica 9 Novembre 2008: Croci di Acerno (840m, ore 10:15) - Cima della Savina (1303m, ore 11:45); si riparte per la cresta della Savina alle 12:15. Ho raggiunto la cima Sud dell'Accellica (1606m) alle 13:40. Quì sono restato un'ora, avendo incontrato Sandro Giannattasio ed Enzo Apicella del Cai di Salerno che risalivano il Butto della Neve dai Piani. Alle 14:40 ho cominciato la discesa sempre per la Savina e sono giunto alle Croci di Acerno alle 16:15, non senza difficoltà, perchè, dopo la ferrata e il primo tratto di Savina, ho tagliato a SE verso la sterrata trovandomi a scendere per uno stretto canalone che mi ha costretto a fare qualche pericolosa "acrobazia" (fortunatamente risoltasi senza alcun danno)...
- Martedì 10 Marzo 2009: Caserma Forestale dei Piani di Giffoni (745m) - Cima dell'Accellica Sud (1606m).
Favolosa escursione in solitaria in una magnifica giornata di sole, con tanta neve fresca.
Reportage completo (foto + testo).
- Domenica, 7/6/2009: Caserma dei Piani di Giffoni - Cima dell'Accellica Sud.
- Sabato, 27/2/2010: Traversata delle Accelliche (dai Piani); Domenica 28/2/2010: Piani di Giffoni - Cima Sud. [+ testo]
- Giovedì, 18/3/2010: Butto della Neve (dai Piani di Giffoni).
- Giovedì, 19/8/2010: Bosco dei Pellegrini, Timpone, Acellica Sud, Varco del Paradiso, il Ninno.
- Giovedì, 10/3/2011: Croci di Acerno - La Savina - Spaccaturo (selletta sotto q. 1383). [+ testo]
- Sabato, 7/5/11: Piani di Giffoni - Butto della Neve - Tracciolino del Ninno - Ninno - Acellica Sud - Grotta Scalandrone
- Domenica, 3/7/11: Salita dal sentiero CAI 104 -> Cima Nord - Anticima E q. 1658 - Varco del Paradiso - Ninno.
Dopo la salita sul Ninno (mia 4a ascensione) completamente avvolto dalle nuvole, discesa esplorativa alla ricerca di una direttissima verso il Porcino Marinari, passando immediatamente a E del Vallone della Neve e tenendomi lontano dalla testata del Vall. Zachela che sale verso W staccandosi a c. 1000m dalla sinistra idr. del Vallone del Ninno/Savina. Ho trovato un grosso arco naturale di roccia (c. 1500m di quota) raggiunto da una traccia di cinghiali. Calatomi nel canaletto di roccia friabile sotto l'arco (tronco d'albero in cui è andato ad incassarsi un blocco di pietra staccatosi dall'arco) non si riesce a raggiungere lo spallone [quello più in basso, a q. 1201-IGM] da dove la pendenza si attenua). Nè si riesce a calarsi entro il vallone della Neve. Ritorno verso la cima e poi discesa più ad Ovest, a W della testata del Vall. d. Neve (poco più giù numersosi sentieri di cacciatori tagliano la montagna e facile sbocco -ore 21:30- sul sentiero CAI 104, poche decine di metri a W del punto in cui questo oltrepassa il corso d'acqua che scende dal V. d. Neve). Riproverò a cercare una direttissima tra V.d. Neve - Vall. Ferrere/Savina partendo dal basso (dall'Acquedotto x il sent. verso il porcino di q. 849m IGM) oppure tenendomi dentro al Vallone della Neve (che -seppur con grosse difficoltà- è risalibile fino alla testata e quindi alla cima Nord dell'Accellica: vedi nota 15).
- Domenica, 18/9/11: Salita dai Piani di Giffoni, Mola, Bivacco S. Raione, Valico Acquafredda, Valico Giumenta, Cima Sud con l'amica Valeria dC. Ho catturato una vipera (Vipera aspis francisciredii)!
- Domenica, 8/1/12: Salita invernale con l'amico Riccardo A. Partenza in tarda mattinata dalle Croci di Acerno, gobbe della Savina (pasto sulla penultima gobba), ferrata fino alla cima Sud. Spettacolare tramonto e crepuscolo dalla cima Sud. Discesa per la Cresta Sud, Acquafredda, Bosco dei Pellegrini. Arrivo all'auto alle 21:30. Escursione indimenticabile!
NOTE:
[1] - L'etimologia del nome va fatta risalire all'etnia italica dei Piceni, che vivevano nella zona adriatica che va dal fiume Pescara (Abruzzo) fino alle Marche settentrionali. Assoggettati con molta difficoltà dai Romani, vennero da essi in parte deportati nella zona ad est di Salerno, nell'area di Pontecagnano. Quì sorse la nuova "capitale" dei Piceni (il sito di Picentia non è stato ancora identificato dagli archeologi) che venne in seguito completamente rasa al suolo dagli stessi Romani quando, al tempo delle guerre puniche, i Piceni si allearono ad Annibale. I superstiti, cui fu proibito di riunirsi in grossi agglomerati, si sparpagliarono rifugiandosi tra i monti che da essi presero nome, nelle impenetrabili foreste fra Acerno e Montella (i boschi ai piedi del Polveracchio, del Cervialto e dell'Accellica). Con la caduta dell'Impero Romano arrivarono i barbari, poi Saraceni, Longobardi e Normanni... quindi le chiese ed i monasteri francescani e benedettini nel Medioevo, poi gli Angioini, sotto cui nacque il fenomeno del banditismo; e ancora i Borboni, l'Unità d'Italia, con il corollario della "questione meridionale" e le sanguinose repressioni dei Briganti (la Banda di Gaetano Manzo), i continui flussi dell'emigrazione verso l'America e il nord Europa e infine il terremoto del 1980.
[1A] - Sottogruppo del Mt. Cervialto (Montagnone di Nusco, Calvello, Pollaro, Cervarulo, Cervialto, Raiamagra e Raie di Acerno).
[1B] - Sottogruppo del Mt. Polveracchio.
[1C] - Massiccio dell'Accellica. [Da NW: dorsale (W-E) dell'Accellica Nord, dorsale (N-S) dell'Accellica Sud-Timpone, quindi verso S Mt. Raia-Gauro/S. Salvatore e Mt. Circhio/Toppo Rotunnolo).
[1D] - Dorsale dei Mt. Mai (-Pizzo S. Michele).
[1E] - Massiccio del Mt. Terminio (-Tuoro).
[2] - Parco Naturale Regionale dei Monti Picentini: Codice: EUAP0174; Provvedimento istitutivo: L.R. 33, 01.09.93 - D.P.G.R. 5566, 02.06.95 - D.P.G.R. 8141, 23.08.95 - D.G.R. 63, 12.02.99. Vedi anche W. Brancaccio nei links in basso.
[3] - Oasi di Monte Polveracchio, ad opera del WWF Italia e del comune di Campagna. Nel 1992, con il comune di Senerchia, l'Oasi fu estesa ad est per comprendere il Vallone della Caccia di Senerchia, coprendo così un totale di 650 ettari.
[3A] - Il Raiamagra può rivelarsi escursionisticamente interessante d'inverno, con risalita dal versante ovest partendo da Colle del Leone, o dalla strada Bagnoli Irpino - Acerno (se percorribile) da loc. Canalicchia via Valle d'Acera (CAI 14C) o dalla SS368, Bagnoli - Laceno, partendo da Colle Molella (1100m), il valico che stà 300m prima del bivio all'ingresso di Piano Laceno venendo da Bagnoli, e dirigendosi a sud per il Vallone Calende / Caliendo (è il sentiero n. 7 delle escursioni con sci di fondo sulla carta SELCA, 1994).
Per quanto riguarda il Cervialto, la classica escursione è (CAI 13) quella da Colle del Leone (o da Piano Migliato, sulla strada per Calabritto), cime, e quindi ritorno oppure discesa verso N, da sopra la Valle di Giamberardino, attorno alle Coste, e giù sempre sulla strada Laceno - Colle del Leone, ma più vicino al Laceno (cioè a nord di Piano l'Acernese).
Il Polveracchio è raggiungibile da vari sentieri, dai dintorni di Acerno (CAI 7 e 7A, c. 1000m di dislivello diff. EE), dalla Caserma del Gaudo (è sulla bella strada Acerno - Calabritto, poco dopo l'incrocio per Colle del Leone / Laceno, continuando verso Calabritto s'incontra una fontana e il "rifugio" da dove inizia il sentiero CAI 8, disliv. c. 800m, diff. E+), dalla strada a N di Campagna (al Km 8 della strada per l' Oasi del Polveracchio / Varco Sinicolli, lasciare la rotabile e l'auto e proseguire sul sentiero CAI 9 verso Varco Sellara; da quì a N si prosegue per il Polveracchio, diff. EE, +1000m disliv., mentre a est, per il CAI 9A, si va alla cascata Acqua Merlo - Vallone Trogento - Eremo di San Michele - Piano di Montenero - mt. La Picciola, 1524m, diff. E, disliv. 350m, 2h 1/2).
All'Accellica è dedicata la presente pagina... Per quanto concerne il monte - o meglio - i monti Mai, vedi la nota 17.
Infine il monte Terminio: è anch'esso raggiungibile per vari sentieri: da Est / Sud Est, partendo dal Rifugio degli Uccelli o dai pianori, da nord (CAI 1) partendo dalla strada che proviene da Volturara Irpina, via Acqua delle Logge. Da ovest, risalendo lo spettacolare Vallone Matrunolo / Matruneto, partendo quindi dalla SS 574 Serino - Pianori del Terminio, al Km 5,5, si raggiunge, su per un sentiero di pellegrini, la chiesa del Salvatore (1370m). Proseguendo tra Colla di Basso e le rupi sopra Costa Friddo si raggiunge la cima girando per Cerretello (non ho notizie sulla fattibilità della risalita del contiguo Vallone Carpino e su Acqua del Cerchio); è invece è percorribile, ancorchè piuttosto arduo (specialmente nei periodi di folta vegetazione), il sentiero che risale verso est tutto il vallone Matrunolo verso la Ripe Cannella (tra Terminio e Vernacolo: CAI 132): visto dall'alto, questo immenso crepaccio e i verdi baratri che vi si precipitano da sopra sembra inaccessibile! E' uno spettacolo che, da solo, rende il Terminio una delle montagne più belle della Campania (senza aggiungere le maestose panoramiche sulle cime circostanti, sui Pianori ad est, nonchè le vedute da altri punti ad es. verso la "dolomitica" Ripe della Falconara che torreggia a sud tra il mt. Vernacolo (1430m) e il mt. Forcella (1420), chiudendo il versante sud occidentale dell'altopiano di Campolaspierto con un impressionante parete verticale -NB: una mulattiera sale dal Km 11,4 della SS574, a c. 800m, per Cerritiello, il Cerchio (IGM) e attraversando il valico tra Vernacolo e Ripe della Falconara, a 1287m, raggiunge l'altopiano di Campolaspierto).
[4] - Poco più a N dell'Accellica (Mt. Serralonga), c'e' la Grotta del Caprone (820m slm. Link: Palatucci su Montellanet), mentre immadiatamente sotto il versante sud dell'Accellica si apre la Grotta dello Scalandrone (cf. nota 14). La Federazione Speleologica Campana (cf. l'Atlante Grotte e Speleologia della Campania + CD, 2005) ha censito 77 cavità naturali in 52 Comuni dei Picentini: le più importanti: Grotta dell'Angelo o di S. Michele e Nardantuono a Olevano sul Tusciano; l' inghiottitoio Candraloni (tra i piani di Ischia e Verteglia, a S.E. del Terminio); la Grotta del Caliendo (Bagnoli I. - Laceno) quest'ultima superando i 3700m di lunghezza, è, tra quelle della Campania, seconda solo alle Grotte di Castelcivita.
[5] - Enorme è la portata d'acqua che annualmente scende a valle dalle sorgenti dell'Accellica (Vall. Neve, Saucito, Savina, Petiniti, Cerasella, Rotonda). Il solo Calore (lungo 115Km) ha una portata media di + 30m³ d'acqua, considerando i periodi di magra estivi. Se si aggiungono le sorgenti di Serino (1500-2000 litri/sec), i vari altri punti di captazione (Acqu. della Tornola e altri minori), e il lungo acquedotto che raggiunge la Puglia, si può dire che l'intero gruppo montuoso dei Picentini dà da bere a mezzo sud-Italia.
[6] - Dal lat. caelicola-ae ovvero 'abitatore del cielo, dio', opp. *caelicum, 'posto tra i cieli, luogo di coloro che abitano in cielo' (?).
O forse dalla divinità sannita Keres, Kerres, Celeas (la Cerere dei romani) come suggerito da Claudio Bozzacco (C.A.M.) sul forum di Saxetum (vedi link in basso).
Non mi risultano derivazioni etimologiche dal sostantivo "uccello" (aciell' -> auciella) eppure, come ho spesso avuto modo di notare, vista dal lato giffonese e da quello montellese la montagna rassomiglia moltissimo ad un grosso rapace con le ali spiegate (le due dorsali) ed al centro il Ninno che ne ricorda la testa.
[7] - Il caratteristico tridente al centro del monte Accellica è ben visibile da NE (strada Bagnoli I. - Laceno), ENE (Rajamagra) e da E (Cervialto); dall'altra parte lo si può osservare da SO (Giffoni, Pontecagnano o, da più lontano nelle belle giornate, dalla curva dell'A3 prima della galleria che precede l'uscita di Salerno -venendo da Napoli- presso una piazzola di sosta da dove si vede il porto; con binocolo o teleobiettivo, è anche visibile dai Lattari orientali - zona mt. Avvocata). [Vedi seconda foto quì in basso].
[8] - Giustino Fortunato (1848 - 1932) intellettuale meridionalista, grande appassionato di escursioni (socio del CAI di Napoli), fu il primo a descrivere nei dettagli (L'Appennino della Campania, 1884) i numerosi itinerari da lui seguiti tra i monti Lattari ed i Picentini. Nell'ascesa dell'Accellica seguì il sentiero da Acerno (CAI 3).
[Vedi anche: Papini et al., Il Sentiero di "Giustino Fortunato", bibl.].
[9] - Vedi le mie 2 foto del giugno 2005 di un bell'esemplare adulto di Aquila reale (Aquila chrysaetos) fotografato dalla cresta nord dell'Acellica, circa un chilometro a ovest della cima. Più a nord vari avvistamenti del maestoso rapace sono stati effettuati nella zona dei Riponi, "Nido dell'Aquila" (dal Vallone Fiumicello, tra Mt. Cercetano e Sassosano); cf. il link al forum di Saxetum / C.A.M. quì in basso, con foto e video).
[10] - Estinti da alcuni decenni per l'eccessiva pressione venatoria la lince e alcuni ungulati (cervo, capriolo); fino a pochi secoli fa sui Picentini vivevano anche gli orsi. Giuseppe Capone (inf. pers. 19/8/2010) mi ha parlato della possibile presenza della Lontra (!) sui tratti iniziali del Picentino (o Infrattata - Nocelleto?) rilevata grazie agli studi di alcune borre (oltre che dalle descrizioni di pastori locali), ma non vi sono altre prove scientifiche che attestino l'effettiva sopravvivenza di questo mammifero quì o altrove, nei Picentini).
[11] - Dal "Varco Colla Finestra" (1060m) nascono il Sabato (che scende verso O) e il Calore (che va ad E); da quì si sale (S) per i Ninni dell'Accellica e la dorsale, impiegando almeno altre 2h e 1/2 per raggiungere la cima (più di 2km per altri 600m di dislivello).
Colla (=varco) Finestra deve aver avuto una notevole importanza storica in passato, mettendo in comunicazione la zona di Serra Capannulo / Sgaiuola (IGM) dell'alto Sabato (o i pianori del Terminio, via Barrizzulo IGM), ovvero il versante di Serino (e del Massiccio del Terminio), con quello di Montella. Testimonianze più antiche (Civita di Ogliara, vedi nota 13b) dimostrano che il varco fu d'importanza strategica anche prima dell'Alto Medioevo, probabilmente almeno sin dall'età del Bronzo.
Per passare ad Acerno invece, c'erano almeno due sentieri: 1) quello classico, ripercorso dal Sentiero Italia, da Casa Rocchi, Varco della Rena (Varco del Pistone su IGM) oltre Serra Colle Ferro fino a Trellicina (Tre Licine) e i Piani di Giffoni, quindi Valico di Acquafredda opp. Varco della Noce più a sud. 2) Un paio di sentieri più in quota: a E di Casa Rocchi, nella v. del Sabato, si dipartono infatti due mulattiere segnate su IGM che costeggiano un vallone che scende dal settore nordoccidentale della Cresta principale, in dir. WNW. Quella più a S, si tiene molto a S del vallone senza nome, ed è percorsa dal Sentiero del Paradiso (CAI 190: cf. L. Ferranti, 2010, p. 239-240, sent. 88b/88ba) sbuca in cresta sui 950m e tocca le Q. 1152, 1303 e la punta 1398m IGM prima di ricongiungersi al sent. CAI 104 che viene da Colla Finestra (N) per poi proseguire a E in cresta verso la vetta N (e alla "Traversata delle Accelliche", sempre CAI 190, che oltrepassa il "Varco del Paradiso" e scende per la Savina o per la Cresta dell'Accellica Sud; cf. nota 18). Essendo aereo già dalla cresta W, è difficile che possa essere stato importante in passato (passaggi su rocce difficili per uomini e quasi proibitive per i muli, arrivo in cresta in ambiente assai ostico specialmente d'inverno).
L'altra via, vera e propria mulattiera almeno nella parte iniziale, è forse più che altro il "sentiero dei Briganti" che si stacca dalla q. 824 (IGM) dall'alta Valle del Sabato, risalendo il sopracitato vallone senza nome in dir. ESE, attraversandolo presso q. 950 per poi piegare dritto a E, a N dei rami alti, in direzione della spalla NW dell'Accellica, presso la q. 1418, dove incontra il sentiero preced. e l'attuale CAI 104. Siamo sui "Ninni dell'Accellica" IGM, ovvero a monte della testata NW del Vallone dei Briganti (senza nome su IGM) dove il sentiero escursionistico (104) che proviene da N piega a sin. (E) percorrendo la cresta (= al CAI 190 o "Sentiero del Paradiso" in questo tratto). La mulattiera tratteggiata sulle IGM a 25.000 (questa anche sulla IGM 1:50.000) a questo punto scende verso l'Alto Calore prima zigzagando sui rami alti del Vall. dei Briganti, e oltrepassandone un altro minore che sta tra quest'ultimo e un vallone senza nome su IGM (cioè quello subito a W del Vallone dei Catozzi che, a sua volta s.nm. su IGM, è quello immediatam. a W del Vallone della Neve, IGM), per poi raggiungere il Saucito (ramo principale, s.nm. su IGM) poco prima (W) della confluenza in quest'ultimo del Vallone dei Catozzi.
E' assai probabile
che il "Sentiero dei Briganti" si tenesse invece in quota e quindi, dalla q. 1418 (IGM) o poco sotto, proseguisse per le faggete sotto il versante N della cresta principale della Celeca. E' questo il tratto che prosegue per il cd "Passaturo di Carriddro" (inf. pers. Giuseppe Capone) che si mantiene a c. 1300-1400m, passando a monte (S) della testata del Vallone della Neve (IGM) e doppiando lo spallone che separa quest'ultimo dal Vallone Zachela (proprio nel punto da dove il brigante Carriddro fu spinto in un burrone e trovò la morte) per poi raggiungere il Varco del Paradiso e il Ninno sul lato esterno (Est, oggi percorribile con difficoltà alpinistiche per la risalita ai colletti N o S del Varco del Paradiso, cf. nota 15) e calando poi a E o SE dentro la parte alta del Vallone del Ninno/ o d. Savina o Raio delle Ferriere, traversando sotto la q. 1383 (IGM) della Savina attraverso lo "Spaccaturo" e quindi puntando a SE per il Bosco dei Pellegrini in direzione di Acerno.
[12] - I sentieri CAI 11b e 11 raggiungono il Varco Colla Finestra rispett.: (11b) dal tornante della SS574 del Terminio (al Km 16,5 a c. 990m slm) - Serra del Lacerone - Serra del Caprio (1h e 1/4 circa); (11) dal Piano di Verteglia / Piano Acquenere (2h). Quindi dal Varco Colla Finestra si segue il segnavia CAI 104 per la cima (v. nota 11).
[13] - Si tratta di due sentieri che possono costituire ognuno una escursione a sè stante, quindi rendono il tratto finale (CAI 104) ancora più duro da percorrere. (11d) dal Ponte Varo della Spina al Km 41 della SS164 - Vallone Scorzella - Barrizzulo (3h 1/2).
Il secondo sentiero non è segnato (versante N del Serralonga, fuori dalla Mappa fornita in questa scheda; vedi IGM): parte da un piccolo spiazzo della SS164 posto sulla destra (per chi viene da Montella) tra il Km 40 e il 39 (vi può sostare una sola auto nello spazio posto tra la ringhiera del ponte e prima del guardrail). Scendendo si arriva ad un ponte in legno (aggiorn.: non più praticabile dal 2008, va aggirato portandosi più a sud), oltrepassato il quale si sale nel castagneto verso O, portandosi a monte dei pozzi di captazione dell'Acquedotto Alto Calore e raggiungendo poi la mulattiera che proviene anch'essa dalla strada (compiendo però un giro più largo a S): si tratta dell'antica mulattiera che univa la valle di Ogliara (e forse l'Antica Sabatia; cf. nota successiva) con il versante della valle tra Montella e Acerno. Ad un tratto (c. 920m) il fondo del sentiero diviene ciottolato e poco dopo piega decisamente verso S. Da questo punto, lasciando la mulattiera e scendendo di un centinaio di metri verso O si raggiunge la Grotta del Caprone. Proseguendo invece sulla mulattiera si arriva a Barrizzulo e quindi al Varco Colla Finestra. In alternativa si può lasciare la mulattiera dopo circa 300m dalla svolta a S e continuare per la cima del Serralonga (1205m, la vera cima è 150m più ad E, 1207m) per poi andare ad innestarsi sul sentiero CAI 11c - 11 (tot. c. 3h 1/2).
[13B] Sabathia non è da identificare con i ruderi longobardi della Civita di Ogliara: le mura di quest'ultimo sito (c. 620m slm), poste a sud del Vallone dell'Olmo, sono visibili dalla strada (asfaltata) che porta verso Casa Masucci / Rocchi (per la precisione, venendo da Serino, al Km 7,6 della SS574 del Terminio si incontra un bivio in curva (con un crocifisso; loc. Valle Calda): lasciare la SS 574 e prendere a destra, proseguendo per poco più di 2 Km fino a notare un tratto di mura sulla sinistra).
NB: il Castello di Ogliara (c. 690m), poco più di 2 Km in linea d'aria dall'omonima Civita, è invece raggiungibile dalla strada che dalle frazioni di Ribottoli / Porcole, a sud di Serino, porta verso Acqua della Tornola; poco prima di giungere all'acquedotto di Serino (tenere sempre la destra) in loc. Puzzillo, le mura sono a sin. (est) c. 3,5 Km da Ribottoli. Sono visibili anche dalla cima del Terminio, guardando in direzione dei monti Tre Cappielli - Mai, tra i castagneti sotto al Vallone della Tornola.
[14] - La Grotta dello Scalandrone, 750m slm (talvolta l'ingresso è indicato a quota 850m slm), è profonda quasi 60m e si sviluppa per 450m. Oltre il suo piccolo ingresso (c. 1m) si apre subito il primo e più ampio salone ("Sala delle Bambine che Giocano"), una maestosa volta alta tra i 20 e i 25m, che è interamente esplorabile con un pò di attenzione (alcuni tratti sono scivolosi) e soprattutto con qualche torcia (la sala è larga 20-30m e profonda quasi 60m); si scende sulla destra ove si ammira una parete concrezionata (sembra una cascata pietrificata di carbonato di calcio) e, dopo enormi blocchi caduti dalla volta ed interamente concrezionati da millenni di stillicidio, poi alcune basse e tozze stalagmiti (paiono 3-4 larghi tamburi), si giunge in fondo al primo salone dove c'e' un laghetto sotterraneo alimentato da un getto d'acqua (...in estate: nelle altre stagioni diventa una fragorosa cascata di quasi 5m). Risalendo il cunicolo da cui proviene l'acqua che si getta nel laghetto (questo è possibile solo con adeguate attrezzature ed esperienza speleologica) si perviene ad un corridoio di 80m e alle altre sale della grotta (vedi descrizione, pianta e sezioni su: Atlante delle Grotte della Campania, CP Catast. 795; vedi anche le mie foto del 17/8/2008 e 7/5/2011; cf. Link: CAI Salerno ).
- Descriz. della parete meridionale della massicciata Nord dell'Accellica (cf. L. Ferranti, 2010, p. 238-239):
A W, c. 800m, da sopra la una selletta ove passa il S.I. (a valle della quale è Serra Colle Ferro, IGM) sale la Costa della Melaina,
che mena alla cresta NW verso la q. 1398 (IGM), detta "Punta Vene Rosse". Da qui alla q. IGM 1426, la cresta N compie un arco, che corrisponde alla testata del Vallone Vene Rosse, il cui paretone W è la suddetta Costa della Melaina, quello E è il costolone centrale della parete, detto "Trellicina" (Tre Lecci; su IGM questo toponimo è dato allo zoccolo del successivo costolone, quello a N = destra idrogr. del canalone che scende dal Butto della Neve). A E di Trellicina si apre il Vallone Butto del Laurenziello (IGM) che è delimitato a E da un massiccio costone di roccia che scende in dir. SW dai contrafforti meridionali della cima q. 1660 e anticima N, 1658: la base di questo sperone è detta Rasula delle Murelle (ma ivi compare l'indicazione "Trellicina" sulle IGM) e il successivo vallone, che la delimita a E, è detto Butto della Neve (cf. nota successiva) nella sua parte più alta (tra q. 1083 e c. 1200 dove c'è il vero e proprio imbuto roccioso e la direz. in salita è ENE, con testata sotto lo zoccolo W del Ninno) mentre più in basso, ove il canalone ha direzione N-S per un centinaio di metri (costeggiato più in alto dal sent. 106B) per poi scendere verso SW alla Rasula delle Murelle (Trellicina su IGM) lo si potrebbe indicare più propriamente come Vallone del Butto della Neve o Vallone (della Grotta) del Lamione.
[15] - Il Butto della Neve (foto con neve; foto senza neve) è il grosso colatoio posto proprio sotto al Varco del Paradiso, sul versante giffonese (ovest); fare attenzione perchè dall'alto, vi può cadere di tutto e nel 2005 ci sono state varie frane, sia in questa zona che sul costone occid. dell'Accellica Sud. Sebbene esposto a SO, vi resta spesso anche in piena estate un enorme cono di neve di più di 20m d'altezza, grazie all'ombra perenne degli alberi che crescono inerpicandosi fin sulle pareti a picco della montagna [Link: CAI Salerno ].
Si tratta di un vero e proprio imbuto, uno stretto e ripido vallone la cui testata alta coincide praticamente con la base del Ninno: il fondo è invece a E dalla Grotta dello Scalandrone; per raggiungere il Butto vero e proprio (+ 1150m) bisogna risalire dalla grotta sulla scaletta con staccionata in legno fino alla sterrata che proviene dai Piani di Giffoni (10min, S.I.), e imboccare il sent. 106B (pochi metri più sopra, 817m, deviando a sin., mentre a des. il S.I./106 diventa CAI 103A e sale verso il Valico di Acquafredda/Cresta (CAI 103)/Acellica Sud).
Oltre al pericolo di caduta massi (o slavine), bisogna fare attenzione nel caso in cui la base del colatoio sia colma di neve: poco dopo l'enorme faggio sradicato ci si trova di fronte all'alto salto roccioso (dove termina il sentiero CAI per il Butto) sotto cui, anche dopo inverni non rigidissimi, possono raccogliersi metri di neve, il che può diventare pericoloso se ci si affonda dentro e si è soli.
Poco prima di raggiungere il Butto, dal 106B si diparte a des. un sentiero che risale ripidissimo fino al Varco del Paradiso: è il cosiddetto "Tracciolino del Ninno" (Vedi mia 1a escurs. al TdN; Vedi il PDF di Sandro Giannattasio -cui si deve la denominazione- nei Links in calce, opp. la descrizione sul libro dei Sentieri della Carta del Parco Regionale dei Monti Picentini, 2009 -anch'esso on-line nel sito web del Parco, sent. CAI 106B e CAI 190; vedi anche su L. Ferranti, Appennino Meridionale, 2010, p. 236). Aereo in alcuni punti, non presenta difficoltà notevoli (in salita) eccetto un pò per l'orientamento (ma vi è segnaletica CAI, seppur abbastanza ridotta) e nessun passaggio alpinistico. [c. 1h dai P. di Giffoni al Butto/iniz.Tracciolino, + 1h Tracciolino - Bivacco Valsavin = Varco del Paradiso, Colletto Sud (e da qui in 30 min. si è alla cima Sud, 45 min. all'Anticima N, q.1658 dell'Accellica)].
Veniamo ora al fronte Nord-orientale: Sul lato N(E) del Ninno, opposto al Butto della Neve, si estende il cosiddetto "Vallone del Ninno" che è di assai difficile e pericoloso accesso nel tratto finale (la sua testata coincide con la base del Ninno), sotto la parete verticale (NE) del Varco del Paradiso. Una catena sale il tratto finale fin sul Varco del Paradiso, colletto Sud-Est (sotto al Ninno).
Per l'attraversamento del Varco del Paradiso sull'esterno, passando cioè ad Est del Ninno, cf. S. Giannattasio su L. Ferranti (2010) p. 235-237 (passaggi alpinistici di I-II grado, nel compl. F ma da percorrere con attrezzature; sprovvisto di cavi, se non nel salto finale che consente di risalire i pochi metri di pendenza al colletto N). La traversata dal Varco del Paradiso fin sopra la testata del Vall. Zachela (v. oltre) e quindi all'Anticima N(E) q. 1658, non mi risulta sia più percorribile a causa di frane (il "Passaturo di Carriddro" che si tiene in quota sul versante N dai "Ninni dell'Accellica" IGM doveva un tempo traversare proprio in questo punto, consentendo ai briganti di passare dal versante del Sabato / Serino a quello Acernese; vedi meglio in nota 11).
Più in basso il Vallone del Ninno è noto anche come Vallone della Savina o Rajo de' Ferrere (*), e la diramazione che (c. q. 1000m) sale a ovest in dir. della cima N dell'Acellica è detta Vallone Zachela o di Za' Chela (G. Capone, inf. pers.) o Vallone Pianucci (il nome dello studente universitario pisano che vi trovò la morte nel 1982), ed è forse risalibile solo in condizioni d'innevamento "ideale". Più giù il Vall. della Savina (o delle Ferriere) sbuca a Casa Marinari IGM (Porcino Marinari). Il canalone successivo in direzione ovest è il Vallone della Neve (IGM) che, seppur arduo da risalire (sempre molto ingombro di tronchi, frasche e sfasciumi vari), consentirebbe di guadagnare -con qualche arrampicata nel tratto alto- la cima nord della montagna [vedi link al forum di "Saxetum", Club Appenninistico Montellese] ma la sua testata termina a imbuto (inf. pers., Giuseppe Capone) e quindi per informazioni più sicure e dettagliate a questo proposito mi riservo di percorrerlo di persona (F.R. 5/7/11).
(*) [NB: E' eronea la denominaz. di "Rajo delle Ferriere" attribuita troncone principale dell'Alto Calore che, a monte della Jonta presso il Km 38 della SS164, va dal Porcino Marinari fino a Colla Finestra: questo tratto dell'Alto Calore si chiama invece Saucito, nome che tralaltro sulle IGM è riportato erroneamente a N della Savina e W della Savinella].
Più abbordabile la risalita (o discesa) verso o dalla cresta N (nei pressi della cima, q. 1660) passando tra il Vallone della Neve (a E) e quello più a W, senza nome su IGM, detto localmente Vallone dei Catozzi [inf. pers. G. Capone] (Catuozzo = Carbonaio) ove s'incrociano diversi sentierini che tagliano a mezza costa da E a W (cf. nota 11).
[16] - Come accennato più sopra, La Savina è quel braccio di dorsale che si innalza a poche centinaia di metri a NO delle Croci di Acerno (in loc. Li Curtuni, IGM) e procede verso SO in direzione dell'Accellica Sud. Poco a E della cima della Savina (1303m) la cresta della stessa si unisce ad un troncone proveniente da N (la Savinella, con due cime poste più a N, a 1051m e 1053m che, dopo una groppa, s'impenna fino a congiungersi appunto alla Savina).
Di seguito descrivo due possibili itinerari escursionistici (entrambi non segnati).
--- E' possibile raggiungere il versante sud della Savina partendo dalle Croci di Acerno (vedi mappa escursione alla Savina).
Dopo un tratto su sterrata (= inizio del sentiero CAI n. 105, purtroppo con sgradevole vista di ampie zone selvaggiamente disboscate) si perviene alla sorgente Pietra con l'Acqua (992m, spesso secca) dove si devia decisamente verso N per guadagnare la cresta poco sotto i 1300m dopo una relativamente breve ma dura camminata tra fitta vegetazione in forte pendenza. La dorsale è piuttosto ostica e scoscesa già dai 1400m in su (fondo assai instabile in molti punti), ed è sconsigliata ai non esperti e pericolosa da percorrere senza attrezzature negli ultimi 200 metri di dislivello, cioè sul tratto finale che conduce alla cima Sud dell'Accellica.
A questo punto, se non si può/vuole salire per la via ferrata, si può tornare sui propri passi e proseguire verso E-NE alla cima della Savina (1303m) poco oltre la quale parte, in corrispondenza di due faggi dai tronchi contorti, un sentiero che scende verso N (N-NO) lungo il versante settentrionale della Savina. Il sentiero, inizialmente difficile da seguire a causa della foltissima vegetazione nella zona di "Saucito" (IGM, ma erroneamente: cf. not 15), porta verso il fondo del grande vallone che scende dal Varco del Paradiso (Rajo d'e Ferrere - Vallone del Ninno). Quì finalmente s'incontrano dei pozzi, sorgenti e una mulattiera che procede lungo il fianco orografico destro del vallone fino a raggiungere Masseria Marinari, dove ci si immette sul sentiero CAI 4 che segue il ramo principale dell'Alta Valle del fiume Calore (a sin.=O per V.co Colla Finestra, a des.=E per la SS164, Km 38).
L'itinerario descritto ha un dislivello in salita di c. 550m, difficoltà E+, si sviluppa per circa 7Km ed è percorribile in 4,5 ore.
Conviene ovviamente lasciare un'auto al KM 38 della SS164, per evitare di dover tornare alle Croci di Acerno a piedi (3,5Km).
[Questo sentiero è descritto in: A. Perciato - P. Del Prete, Monti Picentini... 2007, p. 148-151 (itineriario n° 26)].
A c. 15 min. dalla partenza su sterrata (sbarra alle Croci di Acerno), quindi prima della sorgente sopra menzionata, si incontra una curva sopra la quale si notano i segni del sentiero CAI 190 ("Sentiero del Paradiso") che sale ripido direttamente alla cima della Savina (in c. 1h e 1/2).
Il 9 Nov 2008 ho percorso questo sentiero, tutta la cresta della Savina, e la ferrata a S del Vallone del Ninno, fino alla Cima Sud dell'Accellica in 3h e 1/2 (includendo una mezz'oretta di sosta sulla cima della Savina).
Il sentiero è ben segnato e si può percorrere anche senza imbracature, ma in almeno 3 punti l'ausilio del cavo d'acciaio è fondamentale: senza di esso sarebbe molto più pericoloso e faticoso raggiungere la vetta (comunque è di diff. alpinistica I e i burroni che si superano non sono così paurosi come quelli della ferrata che collega la cima Sud e il Ninno).
La Via Ferrata che conduce alla Cima Sud ("Pettenessa") comincia in una selletta che sta alla fine della crestina della Savina, sotto la cima di Quota 1383m, in loc. "Spaccaturo" (s.nm. su IGM) . Se ci si arriva per il sentiero (che in questo tratto non passa per la cresta ma si tiene un pò più giù, lato sud) si lascia a sinistra un caratteristico arco di roccia e dopo un'indicazione su faggio e la citata selletta dello Spaccaturo, si incontrano le rocce a destra delle quali parte il primo cavo (NB: in presenza di ghiaccio può risultare indispensabile l'attrezzatura alpinistica per superare già il tratto che porta al primissimo cavo d'acciaio. Forse il CAI di Salerno provvederà a predisporre un ulteriore cavo presso il grosso faggio a destra, sull'orlo SW del Vallone del Ninno. Per ulteriori info leggi il mio reportage dell'escursione 10/3/11). Da questo punto si può anche scendere giù, immediatamente sotto alla testata del Vallone del Ninno per risalire al colletto S del Varco del Paradiso con facili passaggi (alpinistici) su roccia per un colatoio alla base del Ninno e quindi superando con l'ausilio della catena l'ultimo tratto di dislivello che porta alla selletta sulla Ferrata Raso (CAI 190: vedi S. Giannattasio apud L. Ferranti, 2010, cit. qui sopra in nota 15).
--- Un' alternativa alle risalite della Savina appena descritte è quella che parte dalla SS164 (presso il KM 37, a sud di Pitinite IGM), e penetra il fitto bosco in direzione SO per il Tesoro (sorgente Cerasa e pozzi di captazione idrica dell'EAC), indi su per il fiumiciattolo, tra cascatelle e arbusti, e sempre verso SO, raggiunge la Savinella. Poco oltre la cima (a 1053m) vi è una groppa oltre la quale la dorsale della Savinella piega decisamente a S riprende a salire fino ad incontrare la cresta della Savina ('O Spaccaturo, poco oltre una grotta e arco naturale); come descritto sopra, si prosegue in direz. SO ('A Pettenessa) per congiungersi con l'Accellica uscendo dal bosco pochi metri a N della cima Sud ("Varco della Pettinessa"). (Cf. Link: C. Palatucci, su Montellanet).
Links a mie foto della Savina:
Foto S.1 - La cresta della Savina (al centro) che sale verso l'Accellica e il Varco del Paradiso (dal Mt. Raiamagra).
Foto S.2 - La cima della Savina (in basso a sinistra nella foto) e il "Ninno" tra le nubi.
Foto S.3 - La dorsale della Savina, versante nord (al centro nella foto, vista dal Varco del Paradiso).
[17] - Anche il sentiero CAI 16 (Varco della Colla - Varco Sua Eccellenza - Tre Cappelle - Mt. Mai - Serre del Torrione - Pizzo S. Michele) presenta grosse difficoltà e dura c. 8-9h, ma non necessita di attrezzature e capacità alpinistiche come nel caso della discesa attorno al Ninno dell'Accellica, nel Varco del Paradiso. Sul Mai è anche possibile fare due distinte escursioni di andata e ritorno (ciascuna già di diff. EE), da Casone de Fazio (1120m, sulla strada asfaltata che sale da Capo Calvanico, da dove giunge anche il sent. CAI 15) - Pizzo S. Michele (1567m), quindi sui 5 ardui saliscendi della Serra del Torrione, e su al Toppo dell'Uovo (1525m) e alle cime dei Mai (1607m; NB: al Toppo dell'Uovo giunge anche il CAI 16A, che parte da Capo Calvanico, 800m, per il Vallone del Faggeto, la Scarfatella, Varco della Teglia, 1460m, da quì a sin. si va alle Serre del Torrione e Pizzo San Michele, a destra alla cima del Mt. Mai). L'altra metà del CAI 16, quella orientale, parte dal Valico/Varco della Colla (1062m, sulla strada Serino - Giffoni), in dir. ovest per Serra del Pruno - Varco di Sua Eccellenza (1221m) - Monti Tre Cappelle - Varco dell'Orso - Mt. Mai. La cima del Mai è più o meno equidistante da Pizzo S. Michele e dal Varco della Colla, ma il sentiero che proviene da quest'ultimo è un pò più facile di quello da Casone de Fazio - Pizzo S. Michele. Al Pizzo S. Michele una sala al fianco della chiesetta sommitale, provvista di caminetto, resta sempre aperta: quindi, in primavera, il sentiero CAI 16 è fattibile (EE+) in andata e ritorno dal Varco della Colla con bivacco notturno sul Pizzo San Michele.
[18] - (Link: 24 Giu 2006, in particolare questa foto.
Mia prima Traversata delle Accelliche, a/r: 27/2/2010).
Venendo dall'anticima cima NE, la ferrata "Francesco Raso", disposta e manutenuta dal CAI-SA, si raggiunge scendendo a destra nel bosco (bolli biancorossi del CAI su rocce) e passando un caratteristico pinnacolo roccioso isolato e quindi deviando a S su pratini, con le rocce a sinistra, per vari tratti di cavi d'acciaio (poco più sopra c'è un bell'affaccio su crestina che guarda direttam. al Ninno da N) quindi sempre sul versante W (ferrata) si guadagna il colletto N del Varco del Paradiso, da dove si prosegue dritti per i cavi che portano in 15 min in cima al Ninno (1535 - 1539m ?), oppure lo si aggira a des. (W) passando sotto la sua base per una caratteristica cengetta (II+ senza l'ausilio del cavo). Siamo passati sopra la testata del Butto della Neve, e raggiungiamo il colletto S del Varco (catena che scende a E nel Vall. del Ninno o della Savina, cf. n. 15) subito dopo il quale, a des., si intravede il Bivacco ValSaVin, sotto un riparo e con qualche attrezzo. Da qui in altri 20-30 min. si sale, con una scaletta, cavi d'acciaio e una robusta corda di canapa tra i faggi più alti, verso le roccette all'estremità N della Pettinessa (Acellica Sud) fino alla cima Sud. [E' consigliabile avere casco e imbracatura e non avventurarsi nei punti più critici della ferrata tenendo i cavi "a mano libera", specialmente in presenza di neve o ghiaccio].
Il sentiero che attraversa tutta la montagna ("le Accelliche") passando dalla cresta N è detto "Sentiero del Paradiso" CAI 190 (EEA, c. 8h): si parte dal bivio oltre Casa Rocchi (c. 800m dove c'e l'incrocio con l'inizio del Sentiero Italia, CAI 3C / 106) per salire direttamente sulla cresta (cf. le mulattiere in nota 19) raggiungendo, dopo c. 3,5 Km, 4 ore, e qualche facile arrampicata, la cima Nord (1660m, 850m di dislivello), superando poi il Varco del Paradiso (e il "Bivacco Valsavin"), via ferrata, in altre 1h e 1/2. Dalla Cima Sud (1606m) si scende per la Savina (il tratto alto è anch'esso attrezzato con ferrata) fino alle Croci di Acerno in altre 2h, per un totale di circa 9 ore (sola andata) se includiamo una buona sosta pranzo (c. 1100m di dislivello totale in salita e 950 in discesa).
Vedi anche Libro dei Sentieri della "Carta dei Sentieri del Parco Regionale dei Monti Picentini", 2009, p. 83-86 (190); Luigi Ferranti, Appennino Meridionale, 2010, p. 231-242 (spec. 241-2 e fig.9).
[19] - L'Escursione dovrebbe richiedere circa 9 ore di buon cammino (soste escluse) e credo sia più faticosa se compiuta nel senso opposto -antiorario- (il totale dei saliscendi dà un dislivello di 1300m, contro i 1100 del circuito orario !).
Il tratto immediatamente a N del Varco del Pistone in direzione Sgaiuola (alta Valle Sabato / Varco Colla Finestra), percorso evitando di scendere fino al sentiero proveniente da Casa Rocchi, è per me un'incognita (si dovrebbe aggirare la spalla occidentale dell'Accellica e attraversare, in direzione N, due "mulattiere" che provengono da ovest - una é anche il primo tratto del "Sentiero del Paradiso"- e vanno dritte ad est verso la parte alta del bosco dei "Ninni dell'Accellica" dove s'incontrano a quota 1418 IGM, prima di ridiscendere verso l'Alto Calore... tralaltro è sconsigliabile seguirle perchè, a dispetto di un buon risparmio di strada, c'è una dura salita di 500m di dislivello contro i circa 200 del giro largo per le sorgenti del Sabato - Colla Finestra). Eventualmente quindi, dal Varco del Pistone si può fare il giro più largo (e sicuro) su pista segnata scendendo fino al bivio con i cartelli che indicano "Sentiero del Paradiso" (vedi nota 18), S.I. (Gr. Scalandrone, da cui si proviene), e prendendo quindi, poco più sopra dei suddetti cartelli, il sentiero che mena a destra (est) e che porta in poco più di un'ora a svalicare sul "Varco Colla Finestra". Quì ci si innesta sul CAI 104 che discende l'alto corso del Calore fino alla strada Montella - Acerno, Km 38 (in meno di 2h).
Tempi di percorrenza del Circuito dell'Accellica (in senso orario):
Croci di Acerno - Bosco dei Pellegrini - lato merid. della cresta sud dell'Accellica (ex CAI 3bis, sopra la sorg. Acqua Fredda):
2h 1/2 [dislivello: + 600m]
Discesa dal Valico IGM 1411m slm, CAI 103A, innesto sul 3C/106 (a Ov della Gr. Scalandrone):
c. 1h 1/2 [dislivello: - 700m] NB: Questo è l'unico tratto che non ho mai percorso di persona
Sentiero CAI 106 (ex 3C) che viene dalla Grotta dello Scalandrone
- Varco del Pistone - incrocio con sent. Paradiso e Alto Sabato:
2h 1/2 [dislivello: + 300m circa, e - 150m circa, a causa dei saliscendi]
Risalita Alta Valle del Sabato - Varco Colla Finestra:
1h 1/2 [dislivello: + 200m]
Varco Colla Finestra - CAI 104 - Mass. Marinari - SS164 Montella
- Acerno:
1h 1/2 [dislivello: - 450m]
- Totale: 9h 1/2 + sosta di
2h 1/2 = 12h [disliv. + 1100m e - 1300m in discesa] x circa 16 - 17 Km .
[20] NB: In alcune recenti gallerie fotografiche ho aggiunto ulteriori descrizioni e indicazioni utili per orientarsi sull'Accellica e sull'alta via Ferrata di questa splendida montagna. Vedi ad es. quì sotto le gallerie di Feb e Ago. 2010.
Testo e Foto di Francesco Raffaele
http://www.francescoraffaele.com
[Versione di base: 9 luglio 2007 ]
Ultimi Aggiornamenti: 6, 9, 13 Luglio 2011: vari aggiornamenti (al testo e in note 11, 14, 15, 18) e le 2 Nuove CARTE) /// 25 Marzo 2011 (vari) /// 24-25 Agosto 2010: aggiunti links dell'ultima escursione. Revisione generale di Testo, note, mappa d. Savina [ringrazio Giuseppe Capone per varie info e alcuni toponimi del massiccio dell'Accellica che non conoscevo]. Aggiornata la numerazione dei Sentieri CAI, in base alla nuova Carta dei Picentini, pubblicata nel 2009./// 19 Febbraio 2010 (aggiunti i links al reportage dell'escursione del 10 marzo 2009 e il foto-collage dell'Accellica vista dal Laceno-Cervialto) /// 19 Novembre 2009 (nuova carta, links al nuovo sito del Parco dei Picentini e ai PDF del sito del CAI-SA, + tre mie foto con neve su Flickr) /// 5 Novembre 2008 (Savina, n. 16) /// 19 Agosto 2008 (vari) /// 9 Nov 2007 (Circuito Accellica).
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