Maiori - Festa della Madonna
dell'Avvocata
Le genti:
il lunedì di pentecoste, il monte Mirteto (900
metri) ai piedi del monte Falerzio (1024 metri),
dove è ubicato il santuario della Madonna
dell'Avvocata, è un brulichio di genti provenienti
da tutta la costiera, dal comprensorio di Cava dei
Tirreni, dall'agro nocerino sarnese, dal vesuviano,
dal giuglianese. E' il popolo dei pellegrinaggi ai
santuari rupestri, quello del "ciglio" di Somma
Vesuviana, di Montevergine, dei "bagni" a Scafati,
di S. Anna a Lettere, è la gente delle feste
mariane. E' il popolo dei riti "pagani", della
tradizione orale, cantore del nostro blues rurale.
Esempio di convivialità, rappresentante di una razza
in estinzione, sopraffatta e reclusa dal dilagare
"del progresso e del benessere", sostenuto e
sospinto non solo dalla fede ma da una religiosità
rivolta alle bellezze della natura stessa, alla
montagna, agli alberi, al mare, alla pace, al
creato.
Ho pensato ad una qualche, diversa bellezza e ho
visto l'uomo. Un uomo finalmente a misura d'uomo nei
momenti di pace della vita e del mondo nei quali
l'uomo è bellezza. Grazie. (Alessandro Baricco).
Non avrei saputo trovare una frase più appropriata
per descrivere un'emozione, devo pensare che
Alessandro forse sia stato presente almeno una volta
all'Avvocata.
La festa:
al suono delle campane, a mezzogiorno, dopo la
messa, si svolge la suggestiva processione con la
statua della Madonna, irrorata da una pioggia di
petali di rosa, portata a spalla tra una folla di
fedeli arrivati in parte il giorno precedente, altri
alle prime luci dell'alba, accampati nelle piccole
radure lasciate libere dal bosco. Al suo passaggio
si lasciano "riposare" le tammorre, si smette di
ballare e ci si accoda in processione fino al
ritorno nella piccola chiesetta che la custodisce.
Scrutando tra volti abbronzati, tra facce antiche
plasmate dal sole, ci si accorge da quanta serenità
sei pervaso. La festa riprende tra canti, balli e
tammurriate e non di rado qualche "pizzica" a
suggellare un gemellaggio con i gruppi salentini,
che sempre più spesso ritroviamo in queste
occasioni. A pomeriggio tardi, dopo gli abbracci e i
saluti di commiato, un ultimo bicchiere e una
promessa di ritrovarsi, ci si avvia verso il
belvedere per un ultimo sguardo alla grandiosità del
panorama, al mare fin dove si confonde con il cielo,
ai monti Lattari, alla costa sottostante, alle
piccole case sparse nel verde, poi si riprende il
sentiero.
La chiesetta:
edificata nel primo 500, nel 1838 venne devastata da
un violento incendio. Ora i ruderi fanno mostra di
sé sul lato interno del ripiano. La chiesa attuale
risale solo all'inizio del xx secolo.
Il monastero:
in origine (prima metà del cinquecento) romitaggio
dotato di poche cellette, venne ampliandosi man mano
aumentavano i frati. Nel 1663 affidato ai padri
camaldolesi, restò funzionante fino al 1807, poi la
soppressione degli ordini religiosi ne imposero
l'abbandono.
La grotta dell'Apparizione:
posta al di sotto della chiesa vi si accede
attraverso una ripida scaletta che porta sul lato
esterno al ripiano. La sua storia inizia ai primi
del 500, allorquando un pastore venne a scoprirla ,
guidato, si vuole, da una colomba. Successivamente
gli apparve la Vergine, che gli comandò di
edificarLe un altare: in cambio gli sarebbe stata
Avvocata.