Festa della Madonna delle galline
Mamma r' 'e galline mie
Miettece 'a mana toia Figlio'
Figlio' viene ca mo' t' 'o sana
'o cannarone Figlio'
Figlio'chesta nun se chiamma festa
Si nun t'accatt' 'o sciore Figlio'
'a Madonna cumme s' 'a sceglie
'a jurnatella soia ..Figlio'
Figlio' viene a n'atu quarto r'ora
Che nun ce truove manc' 'o patrone
Figlio' a Madonna jesce' 'e nove
E s'arretir''a calat' 'e ll'ora ..Figlio'
Da questo canto "a ffigliola" e da queste parole
lasciate apposta nel dialetto di chi ha ricevuto
grazie e miracoli, possiamo iniziare a parlare della
festa della Madonna delle galline, della Vergine dai
capelli rossi, ai cui piedi stanno appollaiati,
colombi, galline, pavoni, senza mai alzarsi in volo
durante la processione, neanche ai botti che ad ogni
sosta la salutano. E' la storia di un rito che non
si può raccontare solo a parole, storia di
devozione, di suggestioni, di suoni, di danze, di
emozioni.
Storia di gente che si porta dentro la tradizione
popolare fatta di religione e di vita, di morte e
rinascita, con la messa al bando di ogni falso
moralismo.
E durante l'esecuzione di questo canto eseguito al
passaggio della statua della Madonna, prima di
essere riposta di nuovo nel santuario, che si
assiste ad una rappresentazione secolare di
religiosità e fede, di emozioni e pathos, di riti
arcaici e pagani. Tale festa con tutte le sue
peculiarità e spettacolarizzazioni, rientra nel mito
e nel culto mariano delle "sette Madonne" , (già
accennato precedentemente con una apposita scheda),
che si manifesta nell'arco annuale delle feste
campane caratterizzato dai temi della madre, del
sesso e della morte.
La festa della Madonna delle galline, che si svolge
a Pagani la prima domenica dopo Pasqua, trae origine
dal ritrovamento dell'effige di Maria S.S. del
Carmine da parte di alcune galline che, scostando la
terra, fecero emergere una tavoletta dipinta, forse
nascosta nel periodo iconoclasta,che assunse una
particolare forma di devozione dal 1609 in seguito
alla guarigione di uno storpio e dalla consuetudine
di offrire questi volatili come tributo antichissimo
da parte dei paganesi in occasione della festa di
Maria Santissima del Carmine. Tale gesto, già
praticato si narra dal settimo secolo, è talmente
legato nella mentalità locale come forma simbolica
di omaggio ed è talmente consono alla vita economica
dell'agro, che nei racconti sulle leggende dei
miracoli, si afferma che la gallina più bella del
pollaio si sente chiamata e si dirige spontaneamente
in chiesa in occasione della festa della Madonna per
onorarla. (stralcio introduttivo da:
www.museodellafesta.it).
In serata, mentre la processione continua il suo
giro per i vicoli della città, sotto una pioggia di
petali di fiori, di striscioline di carta colorata
inneggianti alla Madonna e sullo sfondo di
variopinte coperte di raso ricamate, appese fuori
dei balconi, incominciano ad arrivare da tutto il
meridione, gruppi di tammorrari e danzatori, per
iniziare forse il più grande spettacolo spontaneo al
quale si può assistere in una festa popolare.
Protagonisti, in uno scenario eccezionale, fatto di
vicoli e cortili, di luci soffuse che mettono in
risalto muri scrostati e colori sbiaditi, scale di
pietra e ballatoi assordanti, sedie impagliate fuori
le soglie di casa e anziani che si raccontano, sono
uomini e donne del popolo, gente comune che al ritmo
inarrestabile e coinvolgente dei canti e delle
danze, battute dal suono di nacchere e tammorre,
iniziano la veglia notturna alla Madonna. E' in
questa luce che la danza e la musica della
tammurriata, vengono a svolgere nel sociale quell'azione
coesiva di dialogo e scambio simbolico tra individui
al di là del controllo imposto dalla rigida
gerarchia dei valori e ruoli imposti dalla società e
dagli istituti della religione ufficiale.