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Processione dei
"Misteri" del venerdì santo a Procida
A Pasqua l'Italia mette in scena oltre tremila
rappresentazioni viventi. Spaziando dal sacro al
pagano è un periodo di gran fermento e
d'aggregazione sociale. Da nord a Sud è un
susseguirsi di processioni, riti religiosi, feste
popolari, spettacoli sacri, tradizioni.
Durante tutta la settimana Santa interi paesi
scendono in piazza per celebrare il dramma sacro
della Passione e della Resurrezione del Cristo.
Come prima proposta di Lerka Minerka abbiamo scelto
la processione del Venerdì Santo a Procida detta dei
"Misteri", così come vengono chiamate le strutture
plastiche raffiguranti scene della vita e della
morte di Gesù, portate a braccia per le strade
dell'isola.
Sul far dell'alba, ancora buio, accompagnati in
sottofondo dal suono straziante della tromba e dal
battere del tamburo che fa "a chiammata", i ragazzi
portano i loro "Misteri" a Terra Murata, costruiti e
addobbati nei cortili e nei portoni del centro
storico nei mesi che precedono il Venerdì Santo.
Alle prime luci del giorno salgono a Terra Murata
anche "il Cristo Morto" e "l'Addolorata", si finisce
di inchiodare, di urlare, di addobbare, terminano
tutti i preparativi e si comprende che è giunto il
momento di raccogliersi in silenzio e partire con la
processione; è Venerdì Santo.
La processione è aperta da un trombettiere e da
alcuni suonatori di tamburo, che danno il ritmo
lento e cadenzato della marcia funebre.
Seguono poi i "Misteri", per ultimi quelli che
rappresentano la Resurrezione di Gesù. Ai Misteri
seguono le "Statue" sempre portate a braccia da due
o quattro giovani. Ai lati del corteo sfilano due
ali di confratelli, ciascuno avente in braccio un
"angioletto a lutto" per la circostanza, bambini
piccolissimi vestiti con abitini neri bordati d'oro.
In una atmosfera carica di grande suggestione e in
un emozionante silenzio, la statua dell'Addolorata e
quella del Cristo Morto ricoperto da un velo nero
ricamato, portate a spalla dai confratelli della
congrega dei Turchini, chiudono il lungo corteo.
Nessun'altra processione desta la stessa intensità
emotiva del Venerdì Santo.
Notizie storiche..
L'origine della processione è da porsi fra la fine
del sec.XVI e il sec.XVII.
Le caratteristiche con le quali la processione è
stata osservata fanno pensare immediatamente a
quelle importate dalla Spagna a Napoli nel sec.XVI e
poi propagate dai gesuiti. L'impiego della tromba e
del tamburo, di elementi sontuosamente barocchi, di
catene e flagelli, tutto rimanda alle descrizioni
fatte dagli scrittori napoletani del Cinquecento e
del Seicento nelle processioni pasquali dette
appunto processioni degli spagnoli. Da "CHI E'
DEVOTO" di R. De Simone, M. Jodice.
A Procida,
non è solo il mare blu, sbuffante di bianche onde di
maestrale o di tramontana, né le piccole case che si
rincorrono alla Corricella in un groviglio di
colori, né palazzi alteri, uno dopo l'altro attenti
lungo le banchine del porto, né dei cortili
verdeggianti che si aprono su insenature profonde,
testimoni di una nascita tormentata. A renderla così
particolare e speciale è l'atmosfera.
L'avverti subito la prima volta, e anche dopo, e poi
di seguito ogni volta che ci ritorni, ansimante tra
i vicoli e lungo i gradoni del borgo, una sensazione
di antico, di vissuto, di serenità, è la ricerca
dell'anima, è l'isola di Arturo e Graziella. |