Olevano sul Tusciano - San Michele e la pietas popolare

 

"Quis ut deus". Chi è come Dio? E' il significato del nome "Michele", in ebraico Mi Ka El.
Egli era venerato nella Sinagoga ed appare quale speciale protettore del popolo eletto. La chiesa cattolica gli ha riservato un culto particolare considerandolo sempre presente nella lotta che si combatte contro le forze del male. E' protettore della chiesa. Il suo culto si è sviluppato prima in Oriente e poi in Occidente. Nei primi secoli particolarmente sentito fu il culto di S. Michele dei monaci che vivevano nella miriade di grotte scavate nelle pareti calcaree della Cappadocia. Nel salernitano la venerazione per l'Arcangelo è molto diffusa ed antichissima, spesso introdotta dai monaci bizantini. Molti santuari a lui dedicati si trovano in grotte e sono stati edificati su precedenti templi pagani. Ricordiamo S. Michele a Carpineto, tempio pagano trasformato in chiesa cristiana durante la dominazione normanna; S. Michele a Calvanico, che sorge in alta montagna a nord-est di Salerno; la grotta di Sant'Angelo a Fasanella: addossati al suo ingresso sorgono i resti di una badia; la grotta di S. Michele su una ormai quasi irraggiungibile ripa a Valva; la grotta dell'Angelo a Pertosa; la spettacolare grotta di S. Michele a Campagna… e l'elenco potrebbe continuare. Protettore di Olevano sul Tusciano, è qui festeggiato più volte durante l'anno e ciò dimostra la profondità del sentimento di venerazione che è sentito per il patrono alato. La quarta domenica di quaresima la statua dell'Angelo viene prelevata dalla nicchia nella grotta e portata in processione a Salitto, nella chiesa della Madonna del Soccorso. Rimane qui, fra tridui e novene, fino di lunedì in albis quando viene trasferita ad Ariano nella chiesa di S. Leone Magno: Da Ariano passa a Monticelli in S. Marco dove rimane fino al mattino dell'8 maggio. E' questo il giorno della grande festa popolare che coinvolge migliaia di fedeli. La statua viene riportata nel santuario della grotta, passando attraverso le tre principali frazioni che compongono Olevano. La processione è imponente: precedono la statua i "fratelli" delle varie congregazioni con i loro antichi costumi e con gli stendardi. Uno sbandieratore ripete antichi gesti. Seguono le associazioni cattoliche, il clero, la banda musicale. Negli anni buoni la processione è formata da migliaia di fedeli che per ore, sotto il sole, girano fra le farzioni fino a Cannabosto dove è indispensabile una sosta ristoratrice per riprendere fiato. Qui, nella cappelletta, viene celebrata la messa mentre i più stanchi si rinfrescano e rifocillano. Alla fine del sacro rito uno spettacolo di fuochi pirotecnici porta lontano l'eco assordante degli scoppi dei "colpi scuri". A questo punto la processione riprende la via che la riporterà alla grotta, ma soltanto alcune centinaia di fedeli hanno la forza di proseguire. Attraverso lo stretto sentiero dell'ascensione alla grotta, i portantini che si disputavano l'onore di offrire le spalle per il trasporto della statua sono scomparsi e solo pochi ardimentosi proseguono nel non facile compito di portare il Santo fin lassù. Una volta in grotta, dopo la "spoliazione", S. Michele viene riposto nella sua nicchia e tutti si abbandonano sui banchi a cercare riposo mentre, fuori dalla grotta, salve di fuoco d'artificio annunciano ai fedeli a valle che il Santo è tornato al suo posto. Prima di partire da Ponticelli, la statua era stata "vestita" con la dote d'oro che durante gli altri 364 giorni dell'anno è custodita in banca: anelli, catenine, braccialetti, spille donate dai fedeli attraverso il tempo. Anche la spada e lo scudo che durante la processione l'Arcangelo aveva in mano, erano quelli della festa: di argento massiccio adesso vengono sostituiti da quelli di latta.. I fedeli ritornano a valle all'imbrunire e torneranno alle loro case al buio: anche quest'anno, come avviene da secoli, hanno consacrato a S. Michele l'intera giornata. (www.olevanoproloco.it)
 





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(Foto di Michele Accardo)